Primo Piano
UNA POLITICA TRANSNAZIONALE PER UNA NUOVA DEMOCRAZIA EUROPEA
Il futuro della democrazia europea è al centro del dibattito politico da diversi anni. La democrazia europea va intesa come cambiamento, oltre che dell’assetto politico ed istituzionale, anche e soprattutto della società. Essa rappresenta il mutamento dell’interpretazione della realtà circostante: cambiano i concetti di cittadinanza, di sovranità, di integrazione sociale, di appartenenza e di identità. Nella prospettiva politica, ci troviamo di fronte ad una democrazia che si fonda su due diverse modalità di legittimazione: “Democrazia per il popolo” e “Democrazia con il popolo”; le democrazie nazionali si fondando sulla legittimità derivata dalla “democrazia del popolo” (democrazia rappresentativa), e su quella definibile “democrazia dal popolo” (partecipazione politica). La governance europea ha cercato per lungo tempo di legittimarsi attraverso i risultati, la soluzione di problemi concreti più efficace a livello europeo (legittimità dell’output). Oggi soffre di una grave carenza degli input: la democrazia europea esiste nella forma ma non è vissuta nella sostanza, i processi non sono né aperti, né trasparenti. Nell’era della globalizzazione, la vera sfida oggi è data dalla difficoltà nel realizzare una vera democrazia, al di fuori dei singoli confini nazionali, estendendola a un piano europeo ed internazionale composto di Stati fra loro interdipendenti a livello economico, sociale e ambientale ma vincolati ad una nozione tradizionale di indipendenza nazionale a cui corrisponde solo in minima parte una sovranità effettiva. Il deficit democratico in Europa nasce dalla coesistenza di forti elementi intergovernativi con spinte sopranazionali, rappresentate innanzitutto dal parlamento europeo, e da un equilibrio oggi difficile tra bisogni democratici e azione tecnocratica. L’architettura istituzionale dell’UE e i metodi decisionali adottati spingono verso una politica di tipo consensuale. Rispetto alle dinamiche che caratterizzano la democrazia rappresentativa e maggioritaria, si nota qui una tendenza alla depoliticizzazione: poco definito è, infatti, il confine tra maggioranze e minoranze, governo e opposizione. Se ci soffermiamo sulle dinamiche politiche che caratterizzano il parlamento europeo, relativamente alla contrapposizione tra i principali gruppi politici, noteremo che in esso non esiste una vera separazione e distinzione tra maggioranza e opposizione così come nei parlamenti nazionali. Le maggioranze si creano e si disfano in base alle singole proposte, le regole e le prassi parlamentari europee incentivano i gruppi principali a compromessi politici volta per volta. Lo sviluppo in senso democratico delle istituzioni comunitarie e, più in generale, il processo di integrazione europea passano in larga parte attraverso la creazione e il rafforzamento di partiti politici europei, la promozione di nuove alleanze e...
Pd, Gozi, Puppato e Zampa: "Ok a fiducia per governo Letta"
I deputati avevano manifestato perplessità verso un esecutivo di intesa anche col Pdl: ora rivolgono un appello perché vengano realizzate riforme importanti, a partire dalla legge elettorale. Civati smentisce di aver firmato ROMA - "Accordiamo la fiducia a questo governo assumendoci le nostre responsabilità di eletti". Così in un documento, i deputati Pd Sandro Gozi, Laura Puppato e Sandra Zampa che in direzione avevano manifestato col voto perplessità verso un governo di intesa anche col Pdl. Un voto di fiducia nella "speranza che in questa fase di emergenza democratica, economica, sociale ed europea rinasca l'obbligo morale di rappresentare quel cambiamento di stile e di obiettivi di cui gli italiani sentono un disperato bisogno". In un primo momento sembrava che anche Pippo Civati avesse sottoscritto il documento, ma lui ha smentito la sua adesione su Twitter e sul suo blog: "Circola da qualche minuto un documento che include anche la mia firma e in cui annuncio il mio voto di fuducia al Governo. Non so come sia uscito, ma non ho firmato alcuna dichiarazione di fiducia e quindi smentisco. Come ho detto più volte in questi giorni, e ancora poche ore fa in diretta su Rai 3, le mie perplessità sul Governo Letta rimangono, e prenderò una decisione in merito alla fiducia solo dopo averne discusso, come ho ripetutamente richiesto, domattina con il resto dei colleghi del Pd. Non prima". Nessun giallo. ''Nessun giallo sul documento a firma Puppato, Gozi e mia (e del senatore Lo Giudice che mi ha appena comunicato la propria adesione). La presenza della firma di Civati è frutto di un'incomprensione del tutto innocente e banale tra gli estensori del documento diffuso ai mezzi di informazione oggi'', ha dichiarato la parlamentare Pd Sandra Zampa. Il documento. "In questo momento drammatico per il nostro Paese - si legge nel documento - e per la democrazia sentiamo l'obbligo di rappresentare, più di quanto non sia avvenuto nel recente passato, un popolo che soffre e che teme per il proprio futuro. Abbiamo richiamato la necessità che il governo presieduto da Enrico Letta, pur nelle grandissime difficoltà di fare sintesi di linee politiche fortemente diverse, nascesse nuovo, anche nelle figure, e garante dell'unica necessità di individuare soluzioni ai problemi urgenti dell'Italia. È con questo spirito che accordiamo la fiducia a questo governo assumendoci le nostre responsabilità di eletti". "Non vogliamo creare l'ennesima area organizzata - puntualizzano - all'interno del Partito Democratico soprattutto perché siamo...
Umanizzare Bruxelles
Pensare che un vertice faccia veramente primavera illusorio. Ma una nuova stagione europea può cominciare La crisi ha reso l’Europa più “umana”, non perché si è avvicinata ai cittadini, ma perché ha commesso una lunga serie di errori. Perseverare su questa via, però, la renderebbe diabolica. La primavera è alle porte e il vertice europeo è dedicato all’economia o, per usare il gergo comunitario alla “strategia annuale della crescita”. Rimanere nel lato oscuro della crisi di fronte alla difficoltà crescenti di Francia, Italia, Olanda e in generale dell’intera zona euro sarebbe suicida. Pensare che un vertice faccia veramente primavera illusorio. Ma una nuova stagione europea può cominciare. Certamente, a Roma noi democratici pensavamo di arrivare a questo appuntamento in condizioni molto diverse. Guardando al calendario europeo, questo vertice avrebbe potuto avviare un nuovo ciclo in tre tappe: vertice di marzo, elezioni tedesche in settembre e presidenza italiana dell’Ue nel secondo semestre 2014. In poco più di un anno, pensavamo di poter impostare un cambio di rotta di una nave europea sempre più incastrata nell’eccesso di rigore finanziario e nell’assenza di visione politica. Non è andata così, ma questo non ci deve impedire, come abbiamo chiaramente chiesto a Monti, che ci rappresenterà a Bruxelles, di chiedere di passare dalle parole ai fatti, o meglio dalle Conclusioni – che seguono ogni vertice e che sono troppo spesso inconcludenti – alle azioni concrete, che invece sinora sono colpevolmente mancate. In particolare, la situazione politica ed economica del continente deve spingere la Ue a usare e concedere una maggiore flessibilità. Del resto, la stessa Ocse in questi giorni ha ricordato un’evidenza: dato che la situazione reale dell’economia europea è peggiore rispetto alla previsioni, a Bruxelles l’Ue deve adattare alla nuova situazione politiche, percorsi e obiettivi. E a Roma è altrettanto urgente che il parlamento italiano discuta il prima possibile delle nuove priorità di politica economica, dell’occupazione e di finanza pubblica, dato che entro la fine di aprile dovremo presentare alla Commissione europea il nostro programma nazionale di riforme e il programma di stabilità. Ebbene sì, l’Europa non si è affatto fermata neppure dopo le elezioni italiane e si aspetta che Radio Italia non si spenga proprio del tutto. Guardando ai punti all’ordine del giorno del vertice, allora, vi sono alcune priorità su cui Italia e Ue dovranno concentrarsi nel 2013; e su ognuna di queste ci sono specifiche proposte negoziali che l’Italia deve portare avanti. Dobbiamo...
I grillini e i danni di una nuova "liretta"
Sì o no all'euro? Il movimento a 5 stelle rilancia la proposta del referendum. Innanzitutto, al momento, la domanda dovrebbe essere: sì o no all`Unione europea? Per due motivi: il primo, che i Trattati europei non prevedono il recesso dall`euro ma il recesso dall`Unione. Siamo sempre liberi di abbandonare l`Ue, bisogna capire se ci conviene. Il secondo è che l`uscita dell`Italia dall`euro rischierebbe di fare saltare oltre alla moneta comune anche l`Ue. Vediamo allora le conseguenze di una ipotetica uscita dall`euro e le possibili alternative politiche. La battaglia di liberazione contro la dittatura dell`euro ci porterebbe alla «Nuova Lira Italiana: Nli». La Nli verrebbe immediatamente svalutata rispetto all`euro. Se guardiamo a casi storici recenti, e solo in minima parte assimilabili, come la fine della parità del pesos argentino col dollaro, la svalutazione potrebbe arrivare al 50%. Ciò porterebbe un immediato beneficio alle esportazioni italiane. Un vantaggio che verrebbe però rapidamente annullato dal crollo del potere d`acquisto di tutti gli italiani a causa del vertiginoso aumento dei prezzi: benzina, prodotti d`importazione e anche prodotti italiani fatti con alcune materie prime importate, alimentari, dato che il loro trasporto costerebbe di più. Per non parlare della bolletta energetica, che è già altissima in Italia e diventerebbe ancora più alta con la Nli. Sono solo alcune conseguenze dell`aumento dei prezzi che deriverebbe dalla svalutazione della moneta. Chi è ricco sarebbe un po` meno ricco, la classe media scivolerebbe verso la povertà e chi oggi vive grandi difficoltà finirebbe nella totale indigenza: stipendi al difficile inseguimento di un`inflazione a doppia cifra, pensioni erose dall`inflazione del 30,40 per cento senza nessuna possibilità di recuperare potere d`acquisto. A questo punto, qualcuno dei sostenitori dell`uscita dall`euro potrebbe ricordarci che l`Argentina è passata attraverso queste durezze e che, dopo il congelamento dei conti correnti e le file di correntisti davanti alle banche difese dai militari, le pentole in piazza e una devastazione sociale senza precedenti, oggi ha ritrovato competitività. Ma forse si dimenticherebbero di dirci che l`Argentina è di nuovo nei guai oggi con un`inflazione oltre il 30% e un conto salato che verrà pagato di nuovo dagli stessi argentini (oltre che da coloro che avessero commesso l`errore di fidarsi di nuovo dell`Argentina, come accadde ai tanti piccoli risparmiatori italiani che comprarono i Tango Bond...). L`altra idea di Grillo & Associati è quella di non pagare più il debito pubblico e gli interessi dell`Italia. Conseguenze? Rapidissimo fallimento dello Stato...
Gozi ce la fa: «Ora guardiamo ai 5 Stelle» Anche Lattuca a Roma:«Situazione delicata» I due cesenati sono stati eletti alla Camera tra le fila del Partito democratico
di MILENA MONTEFIORI «Sono sorpreso». L'onorevole Sandro Gozi, 44 anni, da Sogliano, ma romano d'adozione, riconfermato alla Camera con il Pd, nella circoscrizione Lombardia II, commenta il risultato delle elezioni. Onorevole Gozi, prima di tutto, è contento della sua riconferma? «Il nostro obiettivo del 25% è stato raggiunto. Pensavamo di eleggere 18 deputati in Lombardia II e invece ne abbiamo eletti 22 (Gozi è 16esimo, ndr)». E il risultato generale di queste elezioni se l'aspettava? «Non mi aspettavo il recupero di Berlusconi, che ha dimostrato di non saper governare ma di essere un abile comunicatore, nè il risultato mediocre di Monti che si è trasformato e non doveva». Bersani lo ha fatto? «Ancora una volta ha sottovalutato la capacità comunicativa di Berlusconi, come tutti i candidati del Pd. Bisogna portare avanti questioni concrete, che interessano alla gente». E l'avanzata dei 5 Stelle? «Me l'aspettavo. Da tempo seguo l'attività di Grillo che ha fatto una cosa che tutti dovrebbero fare: ha ricominciato ad andare nelle piazze. Inoltre, è molto efficacie come comunicazione e ha saputo mettere il dito sulla piaga su tante questioni importanti». Vede di buon occhio i grillini, insomma... «Grillo ha applicato buona parte delle cose promesse dal Pd, come le consultazioni on line, che io ho più volte proposto in sede nazionale senza trovare consensi. Su riforma elettorale, dell'istruzione, trasparenza, ambiente ed energia si può ragionare». Scenderebbe a compromessi con i 5 Stelle? «Nessun compromesso, però dovremmo rivolgerci a loro. Abbiamo bisogno di un governo di scopo sennò si torni a votare, dopo la riforma elettorale». Da Cesena, alla Camera arriva il suo compagno di partito Enzo Lattuca e al Senato sarà riconfermata Laura Bianconi con il Pdl. E contento? «Se ce la fa la Bianconi mi fa piacere. Per quanto riguarda Lattuca, nel Pd sono stati eletti tanti giovani in Romagna. Credo che avremo interesse, per far qualcosa per il territorio, a fare squadra». SANDRO GOZI Eletto in Lombardia di ELISABETTA ZANDOLI «LA SITUAZIONE è quasi drammatica». Le parole sono quelle del 25enne cesenate Enzo Lattuca e si riferiscono alla situazione in cui il novello deputato si troverà a prendere parte alle decisioni del Governo, in un panorama politico post-elezioni incerto e difficile. Lattuca, con che stato d'animo parte per la nuova avventura alla Camera? «In me prevale la preoccupazione per la palese ingovernabilità verso cui va il Paese. Sarà drammatico governare in queste condizioni: la delusione prevale sull'esperienza personale che mi accingo a vivere. La prima convocazione alla Camera è prevista per il 15 marzo». Cosa la sorprende di questi risultati elettorali? «Mi aspettavo...
Parlamentari umbri, ecco le pagelle
Giudizio di fine legislatura per deputati e senatori: Sandro Gozi e Domenico Benedetti Valentini al top PERUGIA - Sandro Gozi e Domenico Benedetti Valentini sono i più "sgobboni", Roberto Speciale e Ada Spadoni Urbani i più "sfaccendati". Cala il sipario sulla XVI legislatura ed è tempo di bilanci anche per il lavoro svolto a Roma dalla classe politica umbra. Cos'hanno combinato i parlamentari della nostra regione alla fine di un "caotico" quinquennio che ha visto alternarsi i Governi Berlusconi e Monti? A dircelo è il rapporto di Openpolis, che spulciando tra le presenze in aula e in commissione, i disegni di legge presentati, i voti espressi e le assenze, ha stilato la classifica "Camere aperte 2013", una pagella che valuta la produttività di deputati e senatori attraverso un'indice che sintetizza il peso dell'attività svolta e il tasso di assenza. E non si tratta di un "giudizio" che tiene conto di chi è andato più o meno tempo al lavoro, perchè magari c'è chi ci è andato di più ma, alla fine, ha prodotto meno frutti dei colleghi. Leggiamo i risultati in chiave umbra, precisando che è stato preso in considerazione solo chi è stato in carica per più di 3 anni e che viene indicato l'ultimo gruppo di appartenenza. Il migliore alla Camera è Sandro Gozi del Pd, che ottiene l'indice più alto, pari a 280,6, nonostante sia il terzo deputato umbro per percentuale di assenze (14,1%). Per trovare Gozi nella classifica generale nazionale relativa a questo ramo del Parlamento, bisogna scendere fino al 138esimo posto. Secondo è Rocco Girlanda del Pdl, con un indice 253,2 che equivale al 178esimo posto nazionale ed un tasso di assenza del 10,7%. Sull'ultimo gradino del podio sale Pietro Laffranco, ancora del Pdl, che "guadagna" un indice 210,6 e la 236esima posizione in Italia (tasso di assenza pari al 3,8%). La quarta posizione torna al Partito Democratico, con Gianpiero Bocci che ottiene un indice 188,6 che vale il 264esimo posto nazionale. La percentuale di assenza dell'esponente del Pd è solo del 2%, la seconda più bassa tra i deputati. Carlo Emanuele Trappolino (Pd) si posiziona al 5° posto con un indice 173,2 (nella classifica nazionale è 298esimo) e un tasso di assenza del 10,8%, staccando di circa 35 punti la collega Marina Sereni (sempre del Pd) che, invece, detiene il record di assenze, pari al 16,2%, tra i deputati umbri (l'indice è 139,3%, la...
Tutti piccoli emuli della Thatcher
Ci stiamo vincolando ad un accordo al ribasso per 7 anni. Vince chi vuole meno Ue. Un ottimo esercizio di ipocrisia collettiva, una prova tangibile di miopia generalizzata, una conferma dell’assenza di leadership europee. Il pessimo accordo sul bilancio dell’Unione europea per i prossimi sette anni rappresenta tutto questo, e forse anche peggio. Inutile girarci intorno, fare battute o esercizi contabili. I piccoli leader europei sono tutti corsi a casa gridando quanto avevano vinto! Sembravano dei piccoli Chamberlain quando sventolava quei foglietti bianchi scendendo dall’aereo dopo l’accordo di Monaco del 1938. Non vogliamo dire che dopo questo accordo ci sarà una guerra, anche se siamo ancora in piena tormenta economica, sociale e finanziaria. Né che ci saranno nuovi Hitler, anche se razzismo e antisemitismo si stanno di nuovo diffondendo nel nostro continente nella totale inerzia degli stessi leader. L’Europa però rinnega sé stessa e subisce una rinazionalizzazione accelerata che certamente non le consentirà di raggiungere gli obiettivi fissati dai trattati e ripetuti come una litania vertice dopo vertice. Perché meno risorse e più stati membri (con la Croazia saremo 28 da luglio 2013…) significa meno politiche e meno Europa politica per tutti. Noi democratici avevamo richiesto più coraggio e più risorse in tutte le sedi parlamentari e politiche, a Roma e a Bruxelles. Siamo convinti che questo bilancio andasse respinto dall’Italia in Consiglio europeo e ci auguriamo che venga respinto dal parlamento europeo. E non per beghe elettorali, come è stato detto. Ma perché la politica europea dell’Italia ha bisogno di coerenza e di forte impegno federalista. E questo bilancio invece ci allontana dal nostro obiettivo: costruire una Federazione europea democratica e sociale. Il compromesso è molto più basso rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, che ci sembrava già ben al di sotto del minimo necessario. Gli impegni scendono da 1033 miliardi euro a 960. Ma quello che veramente verrà pagato sino al 2020 sarà ancora meno: 908 miliardi euro. 908 miliardi per 7 anni… Se si pensa che, almeno secondo alcuni calcoli, nella settimana più nera della crisi bancaria europea i governi sono stati in grado di mobilitare 700 miliardi (in una sola settimana!) per salvare le banche, possiamo capire la scala dell’ipocrisia e della miopia collettiva. È l’apoteosi della logica del “giusto ritorno”: non mi interessa cosa permetto veramente al “bene comune Europa” di fare per tutti gli europei con le politiche comuni; mi interessa unicamente “quanto...
"Non è vero L’Uso della forza era inevitabile"
Intervista a Sandro Gozi Pd. Di Daniel Rustici. "Gli Altri" del 01/02/2013 Era davvero inevitabile – come ci hanno lasciato credere – l’ennesima crociata contro il terrorismo islamico, questa volta in Mali? Si, era inevitabile. Non c’erano spazi di manovra per evitare l’intervento militar; l’esercito maliano non era attrezzato per affrontare l’avanzata degli islamisti e bisognava andare loro in soccorso. L’intervento voluto da Hollande è stato accelerato, imprevisto per quanto riguarda la tempistica. Ma la comunità africana e la comunità internazionale tutta aveva già preso la decisione di intervenire in Mali dopo l’estate (perché volevano evitare condizioni meteo ostili e organizzare una forza militare africana senza interferenze francesi). Gli islamisti avevano capito il progetto e hanno giocato d’anticipo. L’azione militare era l’unica risposta possibile tanto che nemmeno la Russia e Cina, che pure hanno importanti interessi economici nell’area africana, si sono opposti. Quello che stava accadendo era terribile: molti medici sono dovuti scappare per evitare di effettuare amputazioni di mani e braccia come prevede la Sharia. Avevamo il dovere di fare qualcosa. Barbara Spinelli in un’editoriale su “Repubblica” ha fatto notare come ormai la guerra venga assunta come dato ineluttabile dall’Europa e critica aspramente la mancanza di una discussione politica e nell’opinione pubblica sull’intervento in Mali. Perché sull’Iraq e sull’Afghanistan si è discusso tanto mentre sul Mali sembra vigere il principio del silenzio assenzo? Non possiamo paragonare la guerra in Iraq con l’intervento in Mali. Qui sappiamo che ci sono degli aggressori, dei violenti e un popolo, quello del Mali, che chiede di essere difeso. Poi sulla mancanza di un vero dibattito concordo. L’Italia è un Paese che si guarda l’ombelico, provinciale per molti aspetti tanto che in questa campagna elettorale i temi globali e di politica estera sono praticamente assenti. Spinelli ha anche ragione quando scrive che all’Europa manca una vera politica estera e militare comune: gli strumenti ci sarebbero già (ad esempio il trattato di Lisbona) ma non vengono utilizzati e si preferisce procedere in ordine sparso. I vostri alleati di Sel, per bocca del loro responsabile agli Esteri Gennaro Migliore, hanno criticato duramente l’intervento francese.Se vincerete le elezioni torneranno i soliti scontri tra sinistra radicale e sinistra riformista? Credo che Sel, Nichi Vendola e Gennaro Migliore abbiano commesso un grave errore. Non si può parlare solo di un intervento umanitario, perché in Mali non è possibile creare spazi per interventi umanitari se prima non si agisce da un puto di...
L’UNGHERIA ANTI-SEMITA CHE DOVREBBE ALLARMARE L’UE
Avete mai sentito parlare del “centro politico nazionale?”, ci chiede Lazlo Kovacs, figura storica dei socialisti ungheresi, che avevo conosciuto come Commissario europeo di Bruxelles nel 2004. Noi, vari parlamentari europei e israeliani riuniti a Budapest per manifestare la nostra preoccupazione per l’antisemitismo crescente in Ungheria, ci guardiamo sorpresi. No, non ne avevamo sentito parlare. Ma ora ci è più chiaro quanto sia pericoloso il disegno autoritario di Orban, che ha una data chiave: elezioni 2014. Orban mira a confermare la sua maggioranza, oggi talmente vasta, due terzi, da poter varare una nuova Costituzione con i soli voti del proprio partito. Passo importante per costruire il suo “centro politico nazionale”, un reticolo di influenza politica, economica e mediatica volto a garantire che Fidesz, il partito di maggioranza, rimanga stabilmente al potere. Contestata dalla stessa Commissione europea su più punti, la Costituzione dà a Orban un potere enorme sui media, sulla scelta dei presidenti della Corte Costituzionale, della banca centrale, sulla magistratura… È l’apice di un sistema di controllo clientelare assolutamente capillare e pervasivo in tutto il paese e che passa anche attraverso la riforma elettorale e la riduzione degli spazi mediatici nelle prossime elezioni. La vicenda Klubradio, unica radio di opposizione che Orban ha tentato incessantemente di far chiudere, è solo il caso più emblematico. Fidesz mira ad acquisire nuovo consenso guardando all'elettorato di Jobbik. Di qui la sua reazione debole e tardiva all'odioso antisemitismo di Jobbik, che ha chiesto addirittura in parlamento di redigere una lista dei membri ebrei del parlamento e del governo, poiché sarebbero un “rischio alla sicurezza nazionale”. Euroscetticismo, xenofobia e razzismo, innanzitutto contro rom – definiti come “subumani” da un suo esponente - ed ebrei caratterizzano così sempre di più anche Fidesz: “Noi non crediamo nell'Unione europea, crediamo nell’Ungheria…”, ha dichiarato Orban. Di fronte a questo, le opposizioni cominciano ad organizzarsi. I socialisti puntano sul rinnovamento interno, per evitare di ripetere i gravi errori politici compiuti quando erano al governo. Gli ecologisti liberali di “Fare una politica diversa” rappresentano la quarta forza in parlamento, con i 16 deputati. Ma soprattutto, le organizzazioni civiche che avevano dato vita a grandi manifestazioni di protesta il 23 ottobre 2012 si sono riunite in un’alleanza “Insieme 2014”, sotto la guida dell’ex premier ungherese Gordon Bajnai, giovane economista di 44 anni. EUROPA TROPPO CAUTA L’obiettivo è mobilitare gli ungheresi delusi e disinteressati dalla politica, anche se l’eliminazione del ballottaggio, sempre nel disegno di Orban,...
MALI SI ALL'INTERVENTO
Trasformare l’Africa da campo di battaglia in campo di cooperazione. La frase di Romano Prodi, inviato speciale delle Nazioni Unite per il Mali, è la sintesi perfetta di quanto accade in queste ore e di quanto dovrà accadere, in tempi più lunghi, nel paese africano. L’intervento militare deciso dal presidente francese Hollande in Mali è necessario per fermare l’avanzata sul terreno di un’alleanza, quella tra jihadisti e criminalità economica, che rischiava, da un lato, di travolgere il potere statale di Bamako, dall’altro e successivamente, di mettere in serio pericolo la stabilità di tutta l’area, a partire da quella precaria dei paesi delle Primavere arabe. Come ha ricordato l’ambasciatore francese in Italia, Alain Le Roy, a Bamako si sarebbe insediato uno stato terrorista, ad appena 1200 chilometri dalla sponda del Mediterraneo. Del resto, anche i paesi limitrofi, e gli stessi Touareg del MNLA, stanno ora capendo il pericolo che assenza di controlli e tentativi di accordi con gli islamisti hanno contribuito a determinare. Ed è tempo che tutti gli attori abbandonino la politica “di Penelope”: ufficialmente sono tutti contro il terrorismo, salvo poi dietro le quinte fare affari colossali con i trafficanti di armi, droga e essere umani. In questi anni, dai tre aeroporti del Mali, è partito e arrivato veramente di tutto… L’intervento militare francese si inserisce in un quadro internazionale chiaro. Anzitutto, nell’ambito della risoluzione n.2085 delle Nazioni Unite, che autorizza azioni sul terreno contro le insorgenze terroristiche, e in una cornice di approvazione da parte dell’Unione europea e dell’Unione africana, che ha inviato forze militari, purtroppo sinora insufficienti. Anche le principali cancellerie hanno approvato e sostenuto l’azione di Parigi: nel caso dell’Italia, supporto logistico e un’aliquota di addestratori antiterrorismo. Tutto si può dire, quindi, salvo che Hollande abbia agito in maniera isolata, al di fuori di un mandato internazionale o senza che vi fosse una reale urgenza. Detto questo, si pongono due problemi di più lungo periodo. Primo: il Fondo internazionale per il Sahel che Romano Prodi sta cercando di concretizzare. L’Africa è un continente strategico: solo un buon sviluppo economico alternativo ai traffici illeciti può contribuire ad una stabilità del territorio e portare tutte le parti ad un tavolo negoziale per arrivare alle elezioni. Creare un Trust Fund partecipato da vari donatori e partire da azioni concrete: ad esempio, una intensa campagna di vaccinazione degli 80 milioni di animali (ovini, bovini…) che sono la struttura portante dell'economia delle...
L’EUROPA SIA AL CENTRO DEL CONFRONTO ELETTORALE
I temi dell’Europa e della cooperazione internazionale devono tornare al centro della campagna elettorale. Passaggi essenziali per il futuro del Paese restano ai margini del confronto politico, quasi totalmente sommersi da polemiche tutte domestiche di schieramento o dalle percentuali dei sondaggi sfornati a getto continuo. La realtà si incarica di riportare con forza questi temi sul tavolo del confronto politico-elettorale. Si profila da giorni un’emergenza internazionale nel Malì, aggredito dal fondamentalismo islamico, con l’impegno militare diretto della Francia e indiretto a livello logistico e di supporto di diversi paesi europei, fra i quali l’Italia. Non a caso stamani Romano Prodi, inviato speciale delle nazioni Unite per il Sahel, pone - con la sua visione ed esperienza di respiro internazionale - il tema della creazione di un sistema integrato di sicurezza a livello dell’Unione. Sul versante economico-finanziario, c’è un passaggio importantissimo all’Europarlamento, il nuovo regolamento sulle agenzie di rating, spinto con decisione dalla pattuglia italiana del Partito democratico a Strasburgo. Un argomento che non riguarda pochi addetti ai lavori, ma che invece ha effetti concreti sulla vita dei governi locali e delle famiglie, oltre che dell’intero Paese. C’è qualcosa di peggiore, purtroppo, dello scarso dibattito politico sull’Europa che vogliamo: sono gli argomenti demagogici antieuropei utilizzati soprattutto dal Centrodestra e dalla Lega in questa campagna elettorale, e non solo quella nazionale. Una regione strategica come la Lombardia viene ammorbata dallo slogan di Roberto Maroni sulla creazione della “macroregione europea”. Una frase vuota, che ripropone un concetto politico fallito e pericoloso: pezzi del Paese che vanno, da soli, verso l’Europa; in che modo, per fare cosa, e con chi, non è dato sapere. L’esatto contrario delle scelte che si stanno affermando in tutto il Continente, e ciò indipendentemente dal colore dei governi nazionali in carica. E’ per questo che il Partito democratico si farà carico, ancor più che in passato, di programmi e scelte politiche che guardano al futuro dell’Unione europea: reale capacità UE di intervento anche militare, priorità strategica ed economica all'Africa, vero governo dell'euro, maggiore influenza italiana sulle decisioni dell’Unione.
MALI, OPPORTUNO SOSTEGNO ITALIA A INTERVENTO FRANCESE
“Partito democratico lavori per politica estera e difesa comune della UE” Il sostegno dell’Italia all’intervento francese nel Mali è opportuno, per molte buone ragioni. La Francia manda uomini e mezzi nel Sahel - con l’approvazione dell’Ue, dell’Onu e dell’Unione africana - per frenare un pericolo islamista reale, che si trova alle porte dell’Europa, e minaccia da vicino paesi in equilibrio delicato, specie dopo la stagione delle primavere arabe. E’ chiaro che l’intervento militare non risolve situazioni di lungo periodo, semmai le tampona. Va sradicata l’economia criminale che ha alimentato il radicalismo islamista con politiche di sviluppo concrete e, nell’immediato, con un fondo umanitario per il Sahel, al quale sta lavorando Romano Prodi, inviato speciale dell’Onu per l’Area. In generale, è tempo di costruire una vera politica estera e di difesa dell’Unione europea: non possiamo accorgerci che non esiste quando si verificano emergenze come nel Mali. Il Trattato di Lisbona ha disegnato la politica estera e di difesa comune in maniera chiara. L’obiettivo del Partito democratico è lavorare in questa direzione, anche con un primo nucleo di paesi che vogliano avanzare su questo aspetto strategico dell’integrazione europea.
Attività alla Camera dal 2009 al 2012
Proposte di legge presentate come primo firmatario dal 2009 al 2012 Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea Legge 24 dicembre 2012, n. 23 Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013. Modifica degli articoli 56 e 58 della Costituzione, in materia di elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Modifiche all'articolo 69 della Costituzione e altre disposizioni in materia di prevenzione e risoluzione dei conflitti di interessi dei parlamentari (presentata il 25 agosto 2011, annunziata il 6 settembre 2011). Disciplina dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione (presentata il 14 febbraio 2012, annunziata il 15 febbraio 2012). Disposizioni per la promozione dell'invecchiamento attivo e l'incremento della domanda di lavoro nonché in materia di pensionamento flessibile, occupazione degli anziani e dei giovani e riordino degli incentivi alle imprese (presentata il 12 settembre 2012, annunziata il 13 settembre 2012). Proposte di legge presentate come cofirmatario anno 2009 Introduzione dell'insegnamento dell'educazione alimentare nei programmi scolastici. Disciplina della professione di mediatore interculturale. Modifica all'articolo 22 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di durata del permesso di soggiorno per il lavoratore extracomunitario temporaneamente privo di un contratto di lavoro subordinato. Norme sulle rappresentanze sindacali unitarie nei luoghi di lavoro, sulla rappresentatività sindacale e sull'efficacia dei contratti collettivi di lavoro. Disposizioni per incentivare l'assunzione di ricercatori operanti all'estero da parte delle università italiane e istituzione della Fondazione denominata 'Per una ricerca italiana del merito e dell'eccellenza'. Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Modifiche agli articoli 129, 130 e 162 del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di disciplina del trattamento dei dati per fini di pubblicità o di vendita diretta telefonica. Modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e all'articolo 74 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, concernenti l'applicazione delle disposizioni in materia di forme pensionistiche complementari ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, concernenti la costituzione di fondi di riserva presso le forme pensionistiche complementari. Disposizioni per la valorizzazione turistica, culturale e ambientale degli itinerari culturali italiani riconosciuti da parte del Consiglio d'Europa. Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza. Nuova disciplina...
Attività alla Camera dal 2008 al 2012
PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE COME PRIMO FIRMATARIO dal 2008 al 2012 Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia. Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento interno allo Statuto della Corte penale internazionale Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea Legge 24 dicembre 2012, n. 23 Gazzetta Ufficiale n. 3 del 4 gennaio 2013. Modifica degli articoli 56 e 58 della Costituzione, in materia di elettorato attivo e passivo per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Modifiche all'articolo 69 della Costituzione e altre disposizioni in materia di prevenzione e risoluzione dei conflitti di interessi dei parlamentari (presentata il 25 agosto 2011, annunziata il 6 settembre 2011). Disciplina dei partiti politici, in attuazione dell'articolo 49 della Costituzione (presentata il 14 febbraio 2012, annunziata il 15 febbraio 2012). Disposizioni per la promozione dell'invecchiamento attivo e l'incremento della domanda di lavoro nonché in materia di pensionamento flessibile, occupazione degli anziani e dei giovani e riordino degli incentivi alle imprese (presentata il 12 settembre 2012, annunziata il 13 settembre 2012). PROPOSTE DI LEGGE PRESENTATE COME COFIRMATARIO anno 2008 Misure per il sostegno e la valorizzazione dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti nonché dei comuni compresi nelle aree naturali protette. Disposizioni per la promozione e lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese. Riconoscimento dell'inno di Mameli 'Fratelli d'Italia' quale inno ufficiale della Repubblica". Disposizioni in materia di statistiche di genere. Disposizioni in materia di riorganizzazione degli istituti italiani di cultura all'estero. Nuove disposizioni in materia di cooperazione allo sviluppo. Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna dei partiti. Disposizioni per l'attivazione di politiche in favore dei giovani. Norme in materia di pluralismo informatico e di incentivazione allo sviluppo di formati open standard. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di affidamento familiare internazionale. Disposizioni concernenti i livelli essenziali delle prestazioni in favore delle persone non autosufficienti. Modifica all'articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Introduzione di una detrazione, rimborsabile come credito d'imposta, per le spese di assistenza familiare e cura dei figli, in favore delle donne lavoratrici residenti in determinate aree. Modifiche al codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, concernenti l'obbligo di gestione delle procedure in forma telematica. Norme in materia di trasparenza nell'attività delle pubbliche amministrazioni, istituzione dell'Autorità per la trasparenza e la...
Tutto su di me

Mi presento
Mi chiamo Sandro Gozi, ho 44 anni e attualmente faccio il deputato del Pd. Ho scelto la politica per passione.... Leggi

Il piacere di fare radio
La domenica alle 9.30 e il sabato alle 12.30, grazie agli amici di Radio Città futura, smetto i panni del... Leggi

Io e l'India
Il laboratorio umano, culturale, economico e politico più grande al Mondo. Questa è l’India oggi. Il 58% della popolazione al... Leggi

In privato
La maggior parte del mio tempo libero lo dedico alla famiglia. E poi allo sport. Da sportivo che guarda, sono... Leggi




