Questo il testo di un appello pubblicato oggi su Repubblica e che ho promosso insieme a Arturo Parisi, Giorgia Meloni e altri parlamentari PD e PDL
Nel difficile passaggio storico che è a noi di fronte, l'Italia ha più che mai bisogno di un governo che la guidi verso il futuro con forza e lungimiranza.
In democrazia un governo è forte solo se può dire di avere alle sue spalle un chiaro mandato dei cittadini fondato su una scelta tra diverse alternative politiche espresso a partire da regole condivise.E' questa l'esperienza che abbiamo maturato con maggiore compiutezza nel governo locale e regionale. E' questa la direzione verso la quale vorremmo approdasse la lunga transizione della nostra democrazia ancora irrisolta. Noi che, pur muovendo da posizioni nitidamente distinte e politicamente contrapposte, abbiamo imparato a riconoscerci nel corso di questi venti anni, vogliamo dichiarare tutta la nostra preoccupazione nei riguardi delle soluzioni che sentiamo avanzare in nome della governabilità per quel che riguarda la nuova legge elettorale.
In particolare vogliamo dichiarare la nostra ferma contrarietà ad ogni modifica normativa che sottragga ai cittadini, oltre alla scelta dei parlamentari, anche la scelta del governo. Sarebbe questo un grave arretramento se la scelta del governo dovesse essere esplicitamente sottratta al giudizio degli elettori. Non meno grave sarebbe se lo stesso risultato fosse prodotto attraverso raggiri che riconoscessero la possibilità di indicare la guida del governo, sapendo tuttavia che, poiché nessun partito è nelle condizioni attuali di poter conseguire da solo la maggioranza parlamentare, il governo finirebbe per essere scelto alle spalle degli elettori dopo il voto così come accadeva nella prima stagione della Repubblica.
Guidati da questo convincimento i sottoscritti si adopereranno in modo concorde innanzitutto per illuminare i cittadini, già privati del diritto di scegliere i parlamentari, sul tentativo di privarli della possibilità di scegliere il governo, per ora a livello nazionale. Allo stesso tempo i sottoscritti si adopereranno affinché la scelta dei cittadini si svolga nel quadro di un confronto dialettico che superi le forme di contrapposizione pregiudiziale e sterile che hanno segnato in molti passaggi questi ultimi venti anni.La democrazia dell’alternanza è una ricchezza inestimabile, che va difesa tanto dalla contrapposizione esasperata quanto dal ritorno alle tendenze consociative della Prima Repubblica. Su questo, i sottoscrittori annunciano una campagna di adesioni tra i parlamentari e gli eletti nei territori regionali, per spiegare i limiti e le conseguenze delle proposte in materia elettorale che non consentissero all'elettore la scelta del governo della coalizione e dei parlamentari. Annunciano, altresì, una forte azione di contrasto in parlamento qualora la nuova legge ipotizzata dovesse essere quella anticipata nei giorni scorsi. Non possiamo accettare che dopo venti anni, invece di portare a conclusione la troppo lunga transizione, la nostra democrazia torni al punto di partenza.
"Legge comunitaria ostaggio di scontri ideologici"
Roma, 22 mar. (TMNews) - "Sulla responsabilità civile dei giudici rischiamo di assister ad un ritorno di quegli scontri che per 15 anni hanno impedito qualsiasi dialogo e qualsiasi riforma in questo paese. Le destre, la Lega innanzitutto, hanno voluto di nuovo strumentalizzare il tema, estendendolo in maniera abnorme, ben oltre i nostri obblighi europei". Lo ha affermato Sandro Gozi, responsabile politiche Ue del Pd, alla Camera.
"Ma anche tra i contrari sono emerse posizioni di chiusura totale - continua Gozi - che appartengono ormai ad una fase politica che si è chiusa. Difficile infatti affermare che la dimensione europea non abbia alcuna rilevanza su questo tema dopo che la Corte ha esplicitamente affermato, nel 2011, che l`Italia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in virtù del principio della responsabilità dello Stato per violazione del diritto europeo da parte della Corte di Cassazione. Uno Stato membro dell`UE non può infatti limitare la responsabilità di un giudice di ultimo grado ai casi di interpretazione con carattere 'manifestamente aberrante' ma deve estenderla anche ai casi di 'violazione manifesta' del diritto europeo". Per il deputato del Pd "la legge Comunitaria non può ogni anno diventare ostaggio di scontri ideologici e di inerzie legislative. Lo scorso anno la legge comunitaria fu respinta alla Camera per gli stessi motivi. Ora il tema è tornato ad inquinare i lavori parlamentari mentre l`Italia deve adeguarsi ai suoi impegni europei anche in questo ambito".
Un’altra condanna della Corte europea dei diritti umani, l’ultima di una lunga serie di richiami sulle carceri italiane, sulla lentezza dei processi e sull’inadeguatezza della legge Pinto, sui risarcimenti delle vittime di errori giudiziari, sulla custodia cautelare. A cui si aggiungono quelle della Corte di giustizia europea sulla responsabilità civile dei giudici. La giustizia italiana produce illegalità europea. Nell’era dei contagi, mentre tutti sono preoccupati per il virus finanziario greco, la malattia democratica italiana sta infettando l’Europa. E un altro sciopero della fame nella dura battaglia di Marco Pannella contro un sistema che ha spinto lo stesso segretario generale del Consiglio, Thorbjorn Jagland, ad accusare apertamente l’Italia di snaturare così il fine ultimo della Corte europea dei diritti dell’uomo. Che sarebbe quello di cessare le violazioni dei diritti fondamentali dopo una condanna, di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il rispetto. Assieme a Russia e Ucraina, infatti, siamo i più condannati in Europa. Non una bella compagnia, non un bel primato. E la mancanza di azioni più coercitive delle istituzioni europee contro l’Italia rischiano di trasformare Consiglio d’Europa e Unione europea in complici dell’illegalità italiana. Il governo Monti ha cominciato a dare risposte, con il decreto sul “sovraffollamento delle carceri”. Un passo avanti. Ma tutti sappiamo che rispetto agli obblighi europei è una risposta parziale, insufficiente e che riguarda solo alcuni aspetti della malatissima giustizia italiana. Ogni giorno, nelle patrie galere, viene negata la dignità personale, vengono violati i diritti fondamentali. Ma un uomo non è il suo errore. E un detenuto non è solo il crimine che ha commesso. Né un uomo deve pagare oltre misura per gli errori che ha compiuto. Le nostre prigioni ci allontanano ogni giorno di più dall’Europa: sul tema dei diritti, siamo una paese alla deriva, con uno spread elevatissimo rispetto a quell’Europa che abbiamo voluto e di cui ci piace tanto parlare. Sono anni che l’Italia viene condannata per le sue carceri disumane. Già nel 2009 la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva stabilito nell’ormai famoso caso Sulejmanovic contro Italia che, «sebbene non sia possibile fissare in maniera certa e definitiva lo spazio personale che deve essere riconosciuto a ciascun detenuto all’interno della propria cella, ai termini della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali , la mancanza evidente di spazio costituisce violazione dell’articolo 3 della Convenzione, relativo al divieto di trattamenti inumani e degradanti». Noi invece, in Italia, applichiamo le direttive Ue sullo spazio vitale dei polli da allevamento o per il trasporto degli animali, ma neghiamo lo spazio minimo vitale alle donne e agli uomini che scontano la loro pena nelle nostre carceri. Il problema del nostro sistema giudiziario però non si limita alla mancanza di spazi adeguati. Un’altra grave anomalia è la lentezza della giustizia. Problema per il quale l’Italia è sottoposta dal 2001 (sì, avete letto bene, da 11 anni) ad un monitoraggio periodico da parte del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa sulle misure adottate (o meglio non adottate…) per risolverlo. Monitoraggio che ha portato a varie condanne, dopo gli scarsi risultati ottenuti dagli inviti rivolti dal comitato dei ministri del Consiglio d’Europa al governo italiano per modificare la cosiddetta «legge Pinto» e accelerare la corresponsione degli indennizzi per eccessiva durata dei processi previsti da tale legge. La risoluzione faceva seguito ad un’altra sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, il caso Gaglione, che ha constatato in 475 casi la violazione della Convenzione europea da parte dello stato italiano per i ritardi nella corresponsione dell’indennizzo. I processi italiani sono giudicati come irragionevoli, iniqui e troppo lunghi. Ma è arrivato il momento che ad occuparsi del “caso Italia” sia la stessa Unione europea, che ha poteri ben più stringenti rispetto al Consiglio d’Europa. Con il trattato di Lisbona, infatti, l’Ue può e deve occuparsi direttamente delle gravi violazioni dei diritti fondamentali che avvengono al suo interno. Si potrebbe obiettare che le questioni sulla detenzione rientrano nella competenza degli stati membri e non in quella dell’Unione europea. Tuttavia, esse possono avere un impatto diretto sul buon funzionamento del principio di reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie all’interno dell’Unione. E ciò può costituire la base per un intervento da parte dell’Unione. Non a caso, su questo tema l’attenzione delle istituzioni comunitarie negli ultimi anni è stata sempre più alta. Nel 2009 il Consiglio europeo ha adottato il programma di Stoccolma per lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia per il periodo 2010-2014, che prevede un impegno particolare dell’Europa in materia di detenzione. Nel 2011 poi la Commissione europea, con un apposito Libro verde, ha deciso di approfondire il legame tra le condizioni della detenzione e gli strumenti del riconoscimento reciproco adottati a livello europeo, come ad esempio il mandato d’arresto europeo o l’ordinanza cautelare europea, intende esaminare le misure alternative alla custodia cautelare, e stabilire norme minime Ue sulla durata massima della custodia. Di recente, il parlamento europeo ha poi approvato una risoluzione sulle condizioni detentive nell’Ue, invitando gli stati membri a stanziare idonee risorse all’ammodernamento delle carceri e chiedendo alla Commissione europea di avanzare una proposta legislativa sui diritti delle persone private della libertà, di sviluppare regole minime per le condizioni carcerarie e di detenzione nonché standard uniformi per il risarcimento delle persone ingiustamente detenute o condannate. Sono esattamente gli stessi punti su cui alla camera dei deputati abbiamo impegnato il governo: non possiamo chiedere agli italiani anni di sacrifici per parametri economici e tollerare ancora a lungo che lo stato violi costantemente alcuni principi fondamentali alla base della comunità europea di cittadinanza. Ma dobbiamo pretendere un’azione più rapida e incisiva anche da parte delle istituzioni europee. E se la tolleranza dell’illegalità italiana, se l’inerzia europea continuerà, alle denunce contro l’Italia, dovranno seguire denunce contro le stesse istituzioni Ue. Sulla carta, Europa di Lisbona significa più democrazia, più libertà fondamentali, più doveri da parte degli stati membri. Ma l’Italia, e l’Europa stessa, non sono ancora entrate in questa nuova logica. Tuttora, in Europa, la vita democratica è enunciata nei trattati ma non praticata nelle politiche. Così, la democrazia reale europea rischia di soffocare nella culla la democrazia europea che vogliamo e dobbiamo costruire.
(AGENPARL) - Roma, 20 mar - "Il Governo inglese ha intenzione di presentare un pessimo progetto di riforma della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo - sistema Cedu - in occasione della Conferenza intergovernativa di Brighton che si terrà dal 18 al 22 aprile prossimo: abbiamo perciò chiesto con un'interrogazione al ministro degli Esteri quale sia la posizione del Governo italiano in merito e se ci siano stati contatti con quello di Londra". Lo chiede Sandro Gozi, capogruppo Pd nella commissione Affari europei e primo firmatario dell'interrogaz ione nella quale si sottolinea che "la bozza di riforma, pubblicata on line dalla stampa inglese, mira a rafforzare la libertà di apprezzamento degli Stati membri nell'applicazi one e nell'attuazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e a limitare la competenza della Corte alle questioni più rilevanti in fatto di violazione delle libertà fondamentali (quindi violazioni strutturali e gravi); sempre secondo quanto previsto dalla bozza di riforma, sarebbero notevolmente ristrette le vie d'accesso alla Corte di Strasburgo, mediante una espansione dell'area della irricevibilità dei ricorsi ai casi già esaminati dalle giurisdizioni nazionali e alle questioni sulle quali la Corte abbia emesso una opinione non vincolante , recepita da una giurisdizione interna. Il sistema Cedu, il più importante sistema europeo di tutela dei diritti fondamentali, soprattutto da quando è possibile farvi ricorso diretto, ha costituito un formidabile strumento di tutela dei diritti umani, acquisito anche nella Costituzione italiana. Le motivazioni della proposta inglese sono legate alla necessità di snellire i lavori della Corte che si trova sovraccarica di cause ma va ricordato che non sono ancora state attuate completamente le riforme introdotte due anni fa, che già miravano a ridurre il carico di lavoro di questo importante organismo. Dunque, per noi il modello avanzato dal Governo inglese è pericoloso e va respinto".
(AGENPARL) - Roma, 19 mar - "Secondo notizie di stampa sarebbero in corso tra diversi Stati membri della Ue contatti promossi dal Governo tedesco per la stesura di una ‘dichiarazione' comune di un gruppo di paesi per rafforzare il processo di integrazione politica: abbiamo perciò chiesto con una interrogazione al ministro degli Affari europei cosa intenda fare il nostro Governo per dare seguito agli indirizzi espressi dalla Camera e dal Senato nella mozione approvata il 25 gennaio 2012, in particolare per una dichiarazione che rilanci il processo politico e costituente europeo. L'atto parlamentare è sottoscritto dagli onorevoli Mario Pescante, Rocco Buttiglione e Nicola Formichella". Lo rende noto Sandro Gozi, capogruppo Pd nella Commissione Affari europei di Montecitorio e primo firmatario dell'interrogazione nella quale viene ricordato che "la mozione approvata dai due rami del Parlamento ha impegnato il Governo a promuovere una dichiarazione con altri Paesi disponibili che affermi l'opportunità di riaprire, in tempi e modi opportuni, il processo costituente verso un'unione politica dei popoli europei, perché una maggiore condivisione della sovranità politica è premessa necessaria per un'integra zione del debito pubblico europeo. La mozione inoltre esortava il Governo a "porre al centro della riflessione politica europea le politiche dello sviluppo e della crescita e il completamento del mercato interno," e proponeva il ricorso a eurobond e project bond come "strumenti innovativi di finanziamento allo sviluppo". Sempre secondo quanto si apprende da un lancio dell'agenzia ANSA del 10 marzo scorso, il Ministro per gli Affari Esteri, Giulio Terzi, avrebbe affermato di ritenere prematura una prospettiva di rilancio della discussione su una Costituzione europea. Vorremmo perciò che il governo rispondesse alla nostra interrogazione - conclude Gozi - per conoscere quali siano gli impegni che intenda assumere".
Ad Atene in missione della Camera - in rappresentanza del gruppo PD - con il Presidente Buttiglione e l'on. Boniver.
Ho appena incontrato il primo ministro Papadimos, il Ministro per gli affari esteri Dimas. Tra poco il vice Primo Ministro Venizelos. L'Europa senza la Grecia e' come un bambino senza certificato di nascita. L'Euro e' un progetto poltico, occorre un firewall anche contro il populismo e contro gli stereotipi. Quella di oggi è una giornata decisiva per l'accordo del settore privato , è il giorno ideale per ricordare che italiani, europei e greci condividono un destino comune che non può essere fatto di condizionalità ma di vera Democrazia.
Roma, 07 MAR (il Velino/AGV) - Una delegazione ufficiale della Camera e' stata incaricata dal presidente Fini di recarsi ad Atene per portare al Parlamento ed al popolo greco il sostegno e l'incoraggiamento del Parlamento e del popolo italiano in questo difficile della Grecia. La delegazione, guidata dal vice presidente Rocco Buttiglione e composta da Margherita Boniver, presidente del Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, e da Sandro Gozi, componente della Commissione Politiche dell'Unione europea e del Comitato Schengen, sara' ad Atene da domani e avra' incontri con il presidente del Parlamento, Philippos Petsalnikos, con il ministro degli Affari Esteri, Stavros Dimas, con il presidente della Commissione per gli Affari economici, Vasiliki Papandreou, con il vice presidente della Commissione Affari Esteri, Damianakis Eftychios, nonche' con il leader del partito Nea
(DIRE) Roma, 7 mar. - Sulla vicenda dei maro' "il governo si e' mosso bene". La presenza "fisica e fissa" del sottosegretario De Mistura in India ha consentito la mediazione dei "15 giorni di transizione" per i due militari che saranno tenuti in una custodia giudiziaria diversa dal carcere. Il deputato del Pd, Sandro Gozi, presidente dell'Associazione Italia-India e' fiducioso, che dopo le elezioni in Kerala del 17 marzo, Italia e India possano trovare una soluzione bilaterale, senza il coinvolgimento dell'Unione europea (intervista integrale su www.dire.it). Come giudica l'azione del governo? "Il governo fa bene a non alzare i toni, a non drammatizzare e a non creare un clima ostile. Io non vedo delle divergenze tra il ministro degli Esteri Terzi e il premier Monti e sono rimasto sorpreso nel leggere certi commenti negativi sul Corriere della sera. La presenza del sottosegretario De Mistura e' fisica e fissa sul territorio e questo ha consentito di mediare la presa di posizione inaccettabile delle autorita' indiane che volevano mettere in carcere i nostri due maro', spogliandoli della divisa, come fossero criminali comuni. Perche' c'e' questo accanimento contro i militari italiani? "In Kerala c'e' una campagna elettorale molto dura, l'emotivita' e' altissima e si fa a gara a essere i piu' nazionalisti e a pretendere la pena piu' dura. Inoltre, stiamo parlando di uno Stato con 35 milioni di persone dove la comunita' dei pescatori ha un peso notevole alle urne". Come se ne esce? "Dobbiamo fare una prova di resistenza fino al 17 marzo. E in questo senso voglio leggere anche il periodo di transizione dei 15 giorni disposto nei confronti dei nostri militari. Dopo il voto, a riflettori spenti e con riservatezza, una soluzione e' possibile". Al di la' dell'attesa del voto in Kerala, quali sono i passi che il governo deve compiere a livello diplomatico? "Dobbiamo pretendere tre cose: un atteggiamento piu' cooperativo da parte dell'Autorita' giudiziaria indiana; meno ingerenze dei politici del Kerala e chiedere al governo di New Delhi di fare pressione sul Kerala". E se non basta? "Allora saremo costretti a chiedere l'intervento diretto dell'Unione europea. Bruxelles ha previsto un atto formale di politica estera sull'anti-pirateria che consente ai militari di salire a bordo delle imbarcazioni a difesa del carico e dell'equipaggio. L'Ue, a quel punto, dovrebbe esercitare delle pressioni sul governo indiano. Questo pero' presuppone un livello piu' alto dello scontro. Io continuo a sperare che la soluzione possa arrivare a livello bilaterale. La cooperazione economica tra Italia e India ha gia' risentito di queste tensioni politiche? "Finora non ha inciso nei rapporti tra i due paesi, infatti dopo la visita di Terzi nei giorni scorsi, ad aprile verra' in Italia il ministro indiano del Commercio e dell'Idustria, Sharm".
INDIA: VALDUCCI E GOZI, RIPORTARE IN ITALIA MARO', AMICIZIA RESTA (AGI) - Roma, 23 feb. - ?L'Italia porti avanti ogni azione necessaria per accertare la veritá e riportare in patria i nostri due militari trattenuti in India. Chiediamo estrema chiarezza sulla sorte dei due italiani, convinti della serietá e della professionalitá che caratterizza l'azione dei nostri militari. Al popolo indiano e in particolare alle famiglie dei due pescatori la nostra solidarietá che come Parlamento italiano siamo pronti a manifestare concretamente. I rapporti tra Italia e India sono da sempre ottimi e l'incrementarsi delle relazioni non deve subire condizionamenti da questa vicenda?. Lo dichiarano Sandro Gozi (PD), Presidente dell?Associazione Italia India e Mario Valducci (PDL), Presidente del gruppo Parlamentare di Amicizia Italia-India.
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