ROMA. Sandro Gozi, sottosegretario Pd alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei sia con Renzi che con Gentiloni, non ha partecipato alla manifestazione di ieri a Milano. Però legge nell'evento due messaggi indissolubili: «Accoglienza e sicurezza, che devono andare di pari passo».

Al corteo non si sentivano slogan sulla sicurezza.

«No. Però c'erano tanti sindaci. E questo è positivo, perché credo che uno dei sistemi per garantire sicurezza sia evitare un'eccessiva concentrazione di immigrati in un luogo. Andrebbe diffusa la cultura dell'integrazione su tutto il territorio nazionale: ci sono anche incentivi per i Comuni, ma non tutti hanno accettato di cooperare».

Prima era previsto che un Comune ospitasse 3 migranti ogni mille abitanti, poi 25; ma intanto gli arrivi aumentano costantemente. Può bastare dividerli su tutto il territorio nazionale?

«In passato la sinistra è stata troppo supponente e convinta che la soluzione fosse l'accoglienza indistinta. Se parliamo di sicurezza, la questione va affrontata su un doppio binario. Uno italiano: cioè riconoscere i bisogni di chi vuole fare parte della nostra società a patto che vengano accolti i nostri principi di democrazia, uguaglianza uomo/donna, separazione tra politica e religione, impossibilità di imporre il velo alle donne».

L'altro binario?

«Europeo. È molto positivo il lavoro fatto dal ministro dell'Interno Marco Minniti per il controllo delle frontiere della Libia. Ma è fondamentale che l'Unione stringa accordi con l'Africa sia per i rimpatri, sia per risolvere le cause che spingono tante persone a lasciare il Paese di origine. Inoltre, ogni Stato europeo deve fare la sua parte».

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani propone procedure di infrazione contro i Paesi che non accettano la quota stabilita di richiedenti asilo.

«Noi chiediamo da almeno un anno di avviare procedure di infrazione. E dal 2016 abbiamo proposto anche altro: cioè di subordinare i fondi di coesione europei anche al rispetto dei principi base dello Stato di diritto, tra i quali c'è proprio l'accoglienza. Quindi se un Paese, come ad esempio Ungheria o Polonia, non accetta questa regola, si dovrebbe interrompere l'erogazione dei fondi strutturali. Anche la Germania e la Svezia sono d'accordo».

Il titolo della marcia di Milano era «Insieme senza muri». Ma i muri lontani, le frontiere, hanno un senso?

«Ce l'hanno dove c'è necessità di controlli e sicurezza. Sono assurde tra europei. Va bene, invece, impegnarsi più rigorosamente per sorvegliare quelle a Sud dell'Europa con la Libia e il Ciad. Così come va bene affidare all'Onu la gestione di campi migranti in Libia. L'accoglienza oggi deve essere molto più esigente che in passato».

Intervista a Daria Gorodisky per il Corriere della Sera, 21 maggio 2017