IL CONSIGLIO europeo ha frenato su un'Europa a più velocità, che molti paesi, tra cui l'Italia, vogliono far passare il 25 marzo in occasione delle celebrazioni per i trattati di Roma. Sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, che risposta darà l'Italia?

«Lavoriamo per rafforzare l'unità dei 27 paesi della Ue ma sappiamo anche che non è sempre stato possibile: pensiamo all'area euro e al trattato di Schengen che non comprendono tutti i paesi. Serve un segnale forte sia all'immobilismo delle istituzioni Ue sia alla disgregazione in atto con la Brexit: e cioè una reazione politica decisa di un gruppo di paesi che utilizzi tutte le possibilità offerte dai trattati per raggiungere obiettivi forti».

Si rischiano altre divisioni.

«Non vogliamo creare nuove divisioni ma i veti non sono più accettabili».

Al Consiglio europeo la Polonia è riuscita a mettere un veto sulle conclusioni.

«Però allo stesso Consiglio europeo è stato superato il veto politico della Polonia che non voleva riconfermare Tusk alla Presidenza».

Da qui al 25 marzo come vi muoverete?

«Lavoriamo per arrivare a una dichiarazione firmata da tutti i 27. Ci sarà una riunione entro questa settimana. Il nostro governo sta lavorando in stretto contatto con la presidenza di turno, Malta, e con lo stesso Tusk».

Ma se qualcuno non firma?

«A Berlino, alla riunione del 2007 che portò poi alla firma del trattato di Lisbona nel 2009 firmarono la dichiarazione solo le istituzioni Ue. Speriamo di tornare a un lavoro costruttivo con Varsavia».

Quali sono questi obiettivi per un rilancio dell'Europa sia pure a diverse velocità?

«Il tema delle protezioni e della sicurezza, cioè la difesa. Poi, la sicurezza degli investimenti economici, incrementando i fondi messi a disposizione dal presidente della Commissione europea Juncker. Quindi, nella zona euro, l'impegno per creare un sussidio europeo di disoccupazione E l'innalzamento dei diritti sociali e le opportunità di lavoro per i giovani».

Per i giovani che idee mettereste in campo?

«Moltiplicare per dieci i fondi del bilancio europeo per l'Erasmus. E per chi non se lo può permettere, il rafforzamento di strumenti di lotta contro la disoccupazione come la Garanzia giovani»

I paesi che frenano su questa linea accusano l'Italia, la Francia, la Germania di voler creare un direttorio.

«Non è un direttorio, ma la possibilità che ogni popolo scelga se starci oppure no. Di fronte a un estremismo che si nutre dell'assenza dell'Europa su temi come la difesa e l'immigrazione non possiamo restare fermi. E comunque la possibilità di agire a diverse velocità e non tutti insieme è prevista dal trattato di Lisbona. Esempi? Penso al brevetto unitario europeo, al pm contro le frodi al bilancio comunitario. Siamo determinati ad andare avanti».

L'Europa rischia di restare schiacciata tra le politiche di Putin e Trump.

«L'Europa deve reagire di fronte alla Brexit, a un nuovo disordine globale in cui emergono le politiche assertive di Trump, Putin e di Pechino. Dobbiamo battere un colpo. Perché se bastasse il veto di un paese per fermarci, non saremmo credibili».

Che messaggio pensate di lanciare a Roma?

«Il 25 marzo vogliamo lanciare l'Agenda di Roma per raggiungere gli obiettivi che ci stiamo dando. Vogliamo una nuova politica europea, che lavori anche per rafforzata la zona Euro con un bilancio al servizio di politiche di crescita».

Il francese Hamon ipotizza un Parlamento di zona euro

«Possiamo anche prevedere un ministro della zona euro, Ma serve un controllo democratico delle scelte nella zona Euro che coinvolga i parlamentari europei e nazionali».

Intervista di Vittorio de Benedictis per Il Secolo XIX di martedì 14 marzo