CESENA. Sandro Gozi ha davanti a sè alcune settimane che per lui e per il suo staff saranno intense come mai gli era successo in vita sua. Non che fare il sottosegretario agli Affari Europei sia un compito rilassante. Ma la celebrazione del 60 anniversario del Trattato di Roma che 1125 marzo 1957 istituì la Comunità Economica Europea non capita tutti i giorni, e Gozi ne sarà il "cerimoniere" ma anche l'interprete di una volontà di svolta profonda. Inoltre, il sottosegretario cesenate sarà in prima linea alle primarie Pd, a sostegno di Matteo Renzi. A partire dalle tre giornate di intenso dibattito politico che inizieranno oggi al Lingotto di Torino. C'è insomma davvero tanta carne al fuoco. Quale messaggio dobbiamo aspettarci dall'incontro al Lingotto?

«Che non dobbiamo cedere alla tentazione di archiviare frettolosamente Renzi e quella che è stata la più lunga esperienza riformatrice della sinistra di governo. Dobbiamo dire no alla restaurazione».

Però è innegabile che, volenti o nolenti, si stia voltando pagina.

«Sì e io voglio contribuire a scrivere la nuova pagina, assieme a tutti i cittadini che avranno voglia ed entusiasmo di impegnarsi. So che si entra in una fase nuova e non bisogna guardare al passato né remoto né recente, e non bisogna neppure dare nulla per scontato. Ma c'è un punto di partenza: l'impianto riformatore impostato in questi anni da Renzi è buono».

Davvero non vede errori nel percorso fatto dal governo e dal Pd?

«Ci sono cose da rivedere, su cui stiamo già lavorando. Come sui voucher, per evitare abusi, e sulla Buona Scuola, dove vanno corretti certi meccanismi della mobilità degli insegnanti».

Cosa serve al Pd per rilanciarsi?

«C'è la necessità di estendere il campo, dialogando con le tutte forze che hanno voglia di cambiamento. Una base di partenza c'è ed è quel 41% di italiani che hanno votato sì al referendum costituzionale. Quanto è avvenuto a Cesena da questo punto di vista ci fornisce indicazioni preziose. Qui il sì è andato ben oltre i numeri del Pd, arrivando al 54%. Va coltivato il lavoro fatto per arrivare a questo risultato, frutto della capacità di coinvolgere anche realtà esterne al Pd, e va prestata attenzione a tutto il comprensorio».

C'è però un nodo di fondo che andrà sciolto: il nuovo Pd dovrà essere un partito alla tradizione socialdemocratica, sul modello della Spd di Schulz in Germania, od una forza libdem riformista, simile a quanto sta proponendo Macron in Francia?

«lo spero che Macron, che è anche un mio amico, vinca perché abbiamo bisogno di convinti riformatori che credano profondamente nell'Europa e lui lo è. Anche sui contenuti vedo molti punti di contatto, anzi su più di un tema si è ispirato al governo Renzi, per esempio sul bonus cultura. Ci accomuna la battaglia contro le rendite di posizione, contro le corporazioni e gli immobilismi, unita ad una scelta europea forte ma che necessita di una profonda riforma».

Questa ricetta che si discosta un po' dalla filosofia della classica sinistra di governo europea.

«Noi pensiamo che la lotta alle ingiustizie sociali non vada contrapposta a politiche incentrate sulle opportunità e sul merito, di cui hanno bisogno soprattutto i giovani. Vanno fatte entrambe. La seconda parte manca invece nella visione di Bersani».

Intervista di Gian Paolo Castagnoli per il Corriere Romagna di venerdì 11 marzo 2016