La storia della democrazia e quella della costruzione europea sono strettamente intrecciate dalla metà del secolo scorso.
Probabilmente il nostro Paese e la stessa Europa sarebbero oggi molto diversi, certamente peggiori, senza Italia in Europa.
Oggi stiamo vivendo una crisi profonda, la peggiore della seconda guerra mondiale, da cui possiamo uscire molto più deboli o possiamo trovare la forza per una nuova spinta verso l’Unione più integrata e più politica.
Dipende da noi. Da noi, italiani, da noi europei.
Dipende, per citare un grande padre fondatore come Alcide de Gasperi, dal nostro senso dell’urgenza e dal nostro senso della lungimiranza. Dipende da noi italiani.
Per far fronte alla crisi del debito pubblico, i cittadini italiani stanno facendo sacrifici senza precedenti.
E noi forze politiche parlamentari e il Governo dobbiamo continuare a mettere al centro della nostra azione politica l’interesse generale, dobbiamo continuare ad impegnarci per recuperare quella affidabilità, quella credibilità che l’Italia aveva perduto, dobbiamo convincere i governi e le istituzioni europee, le opinioni pubbliche degli altri paesi, i mercati globali, della serietà del nostro impegno per la stabilità, della determinazione di tutte le principali forze politiche a proseguire sulla via della stabilità anche in futuro.
Non perché la stabilità rappresenti di per sé la risposta alla crisi. La stabilità è la condizione necessaria ma non sufficiente.
Ma siamo convinti che senza stabilità non ci possa essere crescita sostenibile e duratura.
E sosteniamo in modo unitario la difficile azione che il governo sta svolgendo nei negoziati europei in corso perché solo con uno sforzo collettivo ed unitario dell’intero paese possiamo ritrovare quel ruolo politico attivo e influente che l’Italia ha sempre svolto nei passaggi politici decisivi della storia europea, da Messina a Lisbona.
Il trattato intergovernativo, il c.d. “Fiscal compact” non era necessario. Esso ribadisce, in modo più solenne, impegni politici e legislativi già assunti dagli stati europei nel corso del 2011. Riprende norme già molto pesanti per paesi come l’Italia, penso ad esempio al c.d. Six Package, in particolare per il debito pubblico.
Impegni che non possono ne devono diventare ancora più rigidi.
Il fiscal compact è un trattato intergovernativo a 26 collegato ad un’Unione a 27. capiamo le posizione politiche, di politica interna tedesca più che di politica europea, che hanno spinto a farlo. Ma deve rimanere un fatto del tutto eccezionale e deve venire ricondotto il prima possibile nell’ordinamento comunitario, come è accaduto prima con la Convenzione di Schengen e poi con il Trattato di Prüm.
Dobbiamo poi evitare che vengano create nuove figure istituzionali, come ad esempio il Presidente dell’Eurosummit distinto dal Presidente del Consiglio europeo e della Commissione europea.
La stessa esperienza del Trattato di Lisbona ci dice che in Europa non abbiamo bisogno di “nuovi personaggi in cerca d’autore” ma di “nuovi autori”, di nuovi leader pronti a scommettere il loro futuro politico sull’Europa.
Dobbiamo impegnarci a completare l’Europa, a superare la sua zoppia politica ed economica.
Del resto, le stesse agenzie di rating che cosa hanno declassato?
E’ STATA DECLASSATA L’ATTUALE INCOMPLETEZZA DELL’EUROPA, CON UNA BCE FEDERALE E L’ASSENZA DI UN GOVERNO DEMOCRATICO
LO SQUILIBRIO AUTOLESIONISTA TRA RIGORE ASSOLUTO E TOTALE MANCANZA DI POLITICHE A FAVORE DELLA DOMANDA E DELL’OCCUPAZIONE
E’ STATA DECLASSATA L’ASSENZA DELLA POLITICA.
PERCHE’ UNA MONETA SENZA POLITICA E’ STERILE.
CIO’ NON VUOL DIRE MENO STABILITA’, ANZI, LA STABILITA’ VA RAFFORZATA, E’ IMPEGNO CON NOI STESSI, PER NOI STESSI E SOPRATTUTTO PER LE NUOVE GENERAZIONI.
MA VUOL DIRE RECUPERARE ASSIEME IN EUROPA QUELLA SOVRANITA’ REALE, QUELLA CAPACITA’ DI FARE POLITICA ECONOMICA CHE ABBIAMO ORMAI TUTTI PERSO A LIVELLO NAZIONALE.
Sono convinto che:
- l’accordo di Bruxelles NON S’AVEVA DA FARE. E PER USARE UN EUFEMISMO “allunga un po’” però il percorso che dobbiamo compiere verso la federazione europea.
- E’ come passare da Berlino per andare da Parigi a Roma. Ci si arriva, ma la si allunga di molto. Nostro compito e di tutte le forze europeiste e federaliste europee e’ riportare il trattato a 26, vero e proprio obbrobrio giuridico e zavorra politica all’interno dell’UE il prima possibile.
IN UNA CRISI COME QUESTA LA VELOCITA’ E’ UN FATTORE DETERMINANTE.
PER ESEMPIO, NON POSSIAMO ASPETTARE MESI PER CREARE UN’AGENZIA DI RATING EUROPEA, DA TUTTI INVOCATA MA NEI FATTI ANCORA INESISTENTE.
O PER IMPORRE PIU’ TRASPARENZA E PIU’ RESPONSABILITA’ ALLE AGENZIE. PER ABOLIRE QUELLE NORME CHE LEGANO STATI E BANCHE CENTRALI IN MODO AUTOMATICO AI LORO GIUDIZI DIVINI.
DOBBIAMO REALIZZARE QUESTE PROPOSTE IN FRETTA PER BILANCIARE GIUDIZI DELLE AGENZIE AMERICANE CHE SEMBRANO MOLTO DI PARTE E MOLTO INTERESSATE A GARANTIRE LA FINANZA SPREGIUDICATA CHE CI HA CREATO TANTI PROBLEMI.
E’ DIFFICILE CAPIRE PERCHE’ DOPO TANTI MESI ANCORA NON SIA VERAMENTE OPERATIVO UN MECCANISMO SALVA STATI CHE ABBIA LE RISORSE NECESSARIE – COME MINIMO 1000 MILIARDI DI EURO, MA SECONDO ME DOVREBBERO ESSERE 3000 – E CHE POSSA DECIDERE IN FRETTA E A MAGGIORANZA PER DARE UN SEGNALE NETTO AI MERCATI: NELLA ZONA EURO NON FAREMO FALLIRE NESSUNO!!!
LA CANCELLIERA MERKEL CI HA SPIEGATO CHE LA CRISI E’ COME UNA MARATONA…
BENE, DI MARATONE NE SO QUALCOSA…
IMPOSSIBILE CORRERE 42 KM E 195 M SU UNA SOLA GAMBA.
IMPOSSIBILE PER L’EUROPA VINCERE LA SFIDA SALTELLANDO SOLO SULLA GAMBA DEL RIGORE.
SE SEI ZOPPO, NON VAI LONTANO.
SLEGHIAMO LA GAMBA DELLA CRESCITA, ALLORA.
MA ANCHE DUE GAMBE NON BASTANO.
PER VINCERE UNA MARATONA CI VUOLE TESTA E CUORE.
TESTA: CI VUOLE UNA CHIARA VOLONTA’ POLITICA DI COMPLETARE L’EUROPA.
CUORE: CI VUOLE IL CORAGGIO DI SCOMMETTERE NELLA DEMOCRAZIA TRANSNAZIONALE E NEL FEDERALISMO EUROPEO.
COME SCRIVEVA ERNESTO ROSSI NEL 1952: “FEDERAZIONE E’ L’ARROSTO; CONFEDERAZIONE E’ SOLO IL FUMO DELL’ARROSTO”.
USCIAMO DALLA CORTINA DI FUMO DI QUESTA EUROPA DEGLI EGOISMI NAZIONALI: BATTIAMOCI PER GLI STATI-UNITI D’EUROPA!