Il dominio politico delle destre non è un evento ineluttabile ma uno stato reversibile. Reversibile, sì, ma non con questo centrosinistra. Per recuperare fiducia in noi e credibilità nel Paese dobbiamo costruirne uno nuovo.
Franco Giordano, qualche giorno fa, dalle pagine di questo settimanale sollecitava il PD e gli altri soggetti dell’area progressista a mobilitarsi guardando al modello pugliese.
Nichi Vendola oggi incarna infatti una sinistra diversa, capace di costruire un’alternativa politica e di avviare una profonda innovazione culturale.
Un centrosinistra da rifare, perché quello esistente non ha saputo contrastare i numerosi disastri che hanno colpito la politica e la società italiana in questi anni - berlusconismo, leghismo, giustizialismo ecc.- né ha saputo ripensare il suo modello di sviluppo in un mondo profondamente cambiato.
E da qui dobbiamo ripartire: nel mondo dopo la crisi, non possiamo permettere ai Tremonti di turno, già epigoni del liberismo, di spiegare il nuovo rapporto tra politica e mercato. E’ come se il papa si convertisse al materialismo ateo e facesse proseliti!
A cosa abbiamo assistito in questi anni? Al passaggio dai sistemi comunisti all’ultracapitalismo e poi al fallimento di un sistema neo-capitalista che, per salvarsi, ha dovuto negare l’intera ideologia su cui si basava. Di fronte alla trinità leghista-tremontiana “Dio, Patria, famiglia” non abbiamo elaborato una proposta culturale che superasse gli steccati novecenteschi tra destra e sinistra. Non abbiamo elaborato idee nuove, adatte al XXI secolo. Anzi, paradossalmente abbiamo provato a volte a scimmiottare, da sinistra, le parole d’ordine di quella Lega che però ha saputo, negli anni, costruire una speciale sintonia col “suo” popolo.
Perché dobbiamo farlo ora? Perché in qualsiasi assemblea di uno dei partiti di centrosinistra, nessuno si dichiara soddisfatto della società italiana oggi. Il test non sarà scientifico, ma il messaggio è molto chiaro.
Il centrosinistra è rimasto a guardare anziché sforzarsi, da una parte, di riabilitare lo Stato regolatore, animatore e contrappeso agli eccessi del mercato; dall’altra, di favorire un nuovo capitalismo innovatore e imprenditoriale. Stato e mercato al servizio di una nuova centralità umana, cioè al servizio delle forze vive della società, quelle capaci di resistere, di immaginare, di creare; al servizio del lavoro e della produzione reale.
L’affermazione di nuove esigenze individuali, l’emergere di nuove realtà sociali e interculturali, la dimensione europea della cittadinanza, l’evoluzione scientifica e tecnologica sono tutti fattori che ci spingono a scrivere una nuova pagina nella storia delle conquiste civili del nostro paese.
Dopo 15 anni di individualismo “all’italiana”, selvaggio e senza regole, basato sulla legge del più forte e del più ricco, il riconoscimento dei diritti individuali deve accompagnarsi ad una nuova coesione civica e sociale adattata ai mutamenti interni ed esterni della nostra società.
Il PD è nato con l’ambizione di costruire muovi legami tra forze sociali in rapido cambiamento, ma non ha saputo trovare il racconto giusto per promuovere la sua voglia di cambiamento. Le culture di provenienza hanno costituito il punto di partenza.
Ma l’approdo dovrà essere una cultura politica e civile nuova e la costruzione di un nuovo centrosinistra.
Il rischio che corriamo, infatti, è di inseguire perennemente il nostro passato politico, dimenticando che la sfida è fuori, è nel rapporto con la profonda trasformazione che attraversa la società.
C’è una citazione del filosofo Karl Popper che si applica perfettamente al nostro caso. Popper diceva che la filosofia che si limita a risolvere problemi filosofici non serve a niente. La filosofia ha senso solo aiuta a risolvere problemi reali. Per noi vale lo stesso principio. La politica ha senso solo se riesce a migliorare la vita delle persone. Il punto allora non è collocarsi nella tradizionale e vieta toponomastica – sinistra, centro, destra con tutte le sue sintesi e variabili – ma riuscire a rappresentare una società sempre più complessa attraverso una nuova azione politica. Oggi vince chi riesce a mobilitare di più il suo elettorato, con un programma chiaro e netto e un leader che sappia emozionare, coinvolgere e portare alle urne i suoi sostenitori. Si vince convincendo, non sommandosi o ammassandosi. Che si tratti delle forme di partito o delle proposte politiche, non possiamo quotidianamente rifugiarci nel mantenimento dello status quo, ma dobbiamo entrare in sintonia con i bisogni dei cittadini. Dobbiamo dare delle risposte chiare alle loro esigenze.
In Puglia, l’esperienza di Vendola è ricca di suggestioni e sollecitazioni, perché ha un’identità forte, aperta e inclusiva, mobilita le piazze reali e virtuali e riesce a rappresentare quella parte di società creativa, illuminata, consapevole senza la quale nessuna modernizzazione sarebbe possibile.
E proprio la modernizzazione e una nuova giustizia sociale devono essere i pilastri della nuova proposta del centrosinistra per la società italiana.