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Caccia, PDL e contrabbando

Ultimo aggiornamento (Lunedì 19 Aprile 2010 21:35)

 

Il dominio politico delle destre non è un evento ineluttabile ma uno stato reversibile.  Reversibile, sì, ma non con questo centrosinistra.  Per recuperare fiducia in noi e credibilità nel Paese dobbiamo costruirne uno nuovo.

Franco Giordano, qualche giorno fa, dalle pagine di questo settimanale sollecitava il PD e gli altri soggetti dell’area progressista a mobilitarsi guardando al modello pugliese.

Nichi Vendola oggi incarna infatti una sinistra diversa, capace di costruire un’alternativa politica e di avviare una profonda innovazione culturale.

Un centrosinistra da rifare, perché quello esistente non ha saputo contrastare i numerosi disastri che hanno colpito la politica e la società italiana in questi anni -  berlusconismo, leghismo, giustizialismo ecc.- né ha saputo ripensare il suo modello di sviluppo in un mondo profondamente cambiato.

E da qui dobbiamo ripartire: nel mondo dopo la crisi, non possiamo permettere ai Tremonti di turno, già epigoni del liberismo, di spiegare il nuovo rapporto tra politica e mercato. E’ come se il papa si convertisse al materialismo ateo e facesse proseliti!

A cosa abbiamo assistito in questi anni? Al passaggio dai sistemi comunisti all’ultracapitalismo e poi al fallimento di un sistema neo-capitalista che, per salvarsi, ha dovuto negare l’intera ideologia su cui si basava. Di fronte alla trinità leghista-tremontiana “Dio, Patria, famiglia” non abbiamo elaborato una proposta culturale che superasse gli steccati novecenteschi tra destra e sinistra. Non abbiamo elaborato idee nuove, adatte al XXI secolo. Anzi, paradossalmente abbiamo provato a volte a scimmiottare, da sinistra, le parole d’ordine di quella Lega che però ha saputo, negli anni,  costruire una speciale sintonia col “suo” popolo.

Perché dobbiamo farlo ora? Perché in qualsiasi assemblea di uno dei partiti di centrosinistra, nessuno si dichiara soddisfatto della società italiana oggi.  Il test non sarà scientifico, ma il messaggio è molto chiaro.

Il centrosinistra è rimasto a guardare anziché sforzarsi, da una parte, di riabilitare lo Stato regolatore, animatore e contrappeso agli eccessi del mercato; dall’altra, di favorire un nuovo capitalismo innovatore e imprenditoriale.  Stato e mercato al servizio di una nuova centralità umana, cioè al servizio delle forze vive della società, quelle capaci di resistere, di immaginare, di creare; al servizio del lavoro e della produzione reale.

L’affermazione di nuove esigenze individuali, l’emergere di nuove realtà sociali e interculturali, la dimensione europea della cittadinanza, l’evoluzione scientifica e tecnologica sono tutti fattori che ci spingono a scrivere una nuova pagina nella storia delle conquiste civili del nostro paese.

Dopo 15 anni di individualismo “all’italiana”, selvaggio e senza regole, basato sulla legge del più forte e del più ricco, il riconoscimento dei diritti individuali deve accompagnarsi ad una nuova coesione civica e sociale adattata ai mutamenti interni ed esterni della nostra società.

Il PD è nato con l’ambizione di costruire muovi legami tra forze sociali in rapido cambiamento, ma non ha saputo trovare il racconto giusto per promuovere la sua voglia di cambiamento. Le culture di provenienza hanno costituito il punto di partenza.

Ma l’approdo dovrà essere una cultura politica e civile nuova e la costruzione di un nuovo centrosinistra.

Il rischio che corriamo, infatti, è di inseguire perennemente il nostro passato politico, dimenticando che la sfida è fuori, è nel rapporto con la profonda trasformazione che attraversa la società.

C’è una citazione del filosofo Karl Popper che si applica perfettamente al nostro caso. Popper diceva che la filosofia che si limita a risolvere problemi filosofici non serve a niente. La filosofia ha senso solo aiuta a risolvere problemi reali. Per noi vale lo stesso principio. La politica ha senso solo se riesce a migliorare la vita delle persone. Il punto allora non è collocarsi nella tradizionale e vieta toponomastica – sinistra, centro, destra con tutte le sue sintesi e variabili – ma riuscire a rappresentare una società sempre più complessa attraverso una nuova azione politica.  Oggi vince chi riesce a mobilitare di più il suo elettorato, con un programma chiaro e netto e un leader che sappia emozionare, coinvolgere e portare alle urne i suoi sostenitori. Si vince convincendo, non sommandosi o ammassandosi. Che si tratti delle forme di partito o delle proposte politiche, non possiamo quotidianamente rifugiarci nel mantenimento dello status quo, ma dobbiamo entrare in sintonia con i bisogni dei cittadini. Dobbiamo dare delle risposte chiare alle loro esigenze.

In Puglia, l’esperienza di Vendola è ricca di suggestioni e sollecitazioni, perché ha un’identità forte, aperta e inclusiva,  mobilita le piazze reali e virtuali e riesce a rappresentare quella parte di società creativa, illuminata, consapevole senza la quale nessuna modernizzazione sarebbe possibile.

E proprio la modernizzazione e una nuova giustizia sociale devono essere i pilastri della nuova proposta del centrosinistra per la società italiana.

Ultimo aggiornamento (Sabato 17 Aprile 2010 00:06)

 

Su Europa quotidiano di oggi:

Draghi, perché il Pdl non firma?

Ultimo aggiornamento (Sabato 17 Aprile 2010 00:09)

 

Alcune mie riflessioni sulle elezioni regionali, l'attualità politica e l'appello che ho promosso con colleghi deputati e senatori per promuovere la candidatura del Governatore Draghi alla guida della BCE

http://www.youtube.com/user/gozisandro?feature=mhw5

Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Aprile 2010 09:44)

 

I risultati delle regionali visti dal Financial Times con una mia dichiarazione sulla necessità, oggi più che mai, di un rinnovo della classe dirigente del nostro partito.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Aprile 2010 21:19)

 

Su Le Monde di oggi un articolo di Philippe Ridet sulla politica italiana che riprende una mia dichiarazione.

Ultimo aggiornamento (Domenica 28 Marzo 2010 20:53)

 

 

La buona politica è possibile, esiste, la portano avanti anche parlamentari coraggiosi. Ed è quella che di dà speranza.

L’incontro con Ignazio Marino di oggi a Cesena è stato un esempio concreto di buona politica.

La speranza ci è venuta dalla forza e dalla determinazione degli interventi di Ignazio, che rispondeva a tante domande della stampa e del pubblico. Dalle notizie che venivano dagli Stati Uniti, con la prima grande vittoria del cambiamento di Obama nella sanità.  Dall’entusiasmo e dalla freschezza di Valentina Graziani, candidata al consiglio regionale dell’Emilia-Romagna.

E’ la stessa speranza di cui hanno parlato gli osservatori più attenti nei giorni scorsi commentando il lavoro svolto dalla commissione d’inchiesta guidata da Ignazio sul caso Cucchi: “questo gruppo di parlamentari a cui va reso il giusto riconoscimento ha riscattato il nostro Paese dall’immagine di terzo mondo che gli era piombata addosso con la vicenda Cucchi, proprio perché in quei Paesi i politici “coprono” le magagne dei sistemi repressivi anziché esercitare una azione di censura..” (Paolo Pombeni – Il Messaggero, 18/03).

E’ la politica della cittadinanza, del senso civico, della convivenza civile.

E’ la politica che respinge la potenza, la prepotenza incapace di Berlusconi e del suo governo - incapaci di mantenere le promesse fatte, di governare il paese -   l’ipocrisia assoluta e totale di chi si lamenta per l’imbarbarimento della politica dopo esserne stato l’artefice per 15 lunghi, troppo lunghi anni; l’ipocrisia di chi piange sulle inchieste su di sé ad esalta ed alimenta quelle sugli altri; l’arroganza di chi accetta le regole solo se soddisfano i suoi interessi, le cambia se non lo fanno, stressando così un intero paese per cambiare tutte le regole che non vanno bene ad uno solo.

E’ la politica che vuole tutelare una giustizia libera e giusta, la scuola pubblica, la sanità pubblica: cioè vuole difendere i pilastri dell’uguaglianza in una democrazia liberale.

Oggi ho avuto di nuovo la prova che un’altra politica non solo è possibile, ma esiste, lavora, si sforza di fare la differenza per migliorare il nostro quotidiano.

Dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità di realizzare il cambiamento, nella voglia di partecipazione dei nostri cittadini, nella possibilità di ricostruire, tutelare e promuovere una vera Res publica.

Non dobbiamo cedere, non dobbiamo far passare il messaggio delle destre, del “tanto peggio, tanto meglio”. Non dobbiamo farlo perché se loro in due anni di governo non hanno saputo realizzare alcunché, se loro si presentano con la mani vuote davanti agli elettori, noi possiamo e dobbiamo rivendicare i nostri risultati: nelle nostre regioni la sanità funziona meglio, la politica costa meno, l’amministrazione funziona di più. Certo, si sono tante cose da migliorare, ma agli attacchi volgari, alla prepotenza, noi possiamo rispondere con fatti concreti.

 Se nel pieno della crisi il ministro Sacconi non trova niente di meglio che proporre di rendere più facili i licenziamenti; se dopo due anni di governo, Tremonti ne ha bisogno di altri tre per capire che in Italia la lotta contro l’evasione fiscale va rafforzata, l’imposizione sulle rendite finanziarie – ancora al 12.5%! – va aumentata e il sistema fiscale va semplificato per venire incontro alle esigenze di famiglie e imprese, e non per rendergli la vita ancora più complicata, noi dobbiamo ascoltare ancora di più la gente, i suoi problemi, dobbiamo tornare a capire e farci capire dai nostri cittadini.

Perché è questo il compito della buona politica, per rendere il nostro paese più civile e più democratico.

La buona politica per ridare fiducia, per tornare a credere in noi stessi, per tornare a vivere il nostro futuro.

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 19 Marzo 2010 19:44)

 

Italian MP campaigns to support Draghi

By Vincent Boland in Milan, Guy Dinmore in Rome, and Ralph Atkins in Frankfurt

Published: March 5 2010 02:28 | Last updated: March 5 2010 02:28

An Italian MP is launching a campaign to galvanise domestic support to secure the appointment of Mario Draghi, governor of the Bank of Italy, as the next president of the European Central Bank.

Mr Draghi and Axel Weber, president of the Bundesbank, are the two leading candidates to replace Jean-Claude Trichet when the Frenchman’s term at the helm of the ECB ends in October next year. Neither man is an official candidate, but theirs are the names most in the frame for the post.

Sandro Gozi, an MP for Italy’s opposition Democratic party, said he was preparing to coordinate growing, though so far informal, support in Italy for Mr Draghi’s candidacy “in the national interest”. Backing has come from parliament, Confindustria, the employers’ organisation, bankers, and increasingly the government and the media.

Mr Gozi told the Financial Times Mr Draghi “deserves strong cross-party support” for the job. “I feel we need to take a more formal and widespread initiative to make it clear that this is an issue not just for one party but for the country as a whole,” he said.

Mr Draghi is the most high-profile Italian financial official of recent years. He was director-general of the Italian treasury from 1991 to 2001, vice-chairman of Goldman Sachs International from 2002 to 2005, governor of the Bank of Italy since 2006, and chairman of the Financial Stability Board. His suitability for the ECB post is one of the few issues that unites Italians across the political spectrum.

Giulio Tremonti, Italy’s finance minister, said last month that “Italy has the best candidate” for the ECB post.

Mr Gozi said: “We have to make clear that this is an issue not just for one party but for the national interest.” He said Italy was fast losing influence in Europe because of its failure to secure important posts, which made Mr Draghi’s appointment even more important.

With nearly two years to go until Mr Trichet steps down, neither Italy nor Germany is willing to get involved so early in an open succession race, according to an Italian government source. The source added that if Germany insisted on Mr Weber’s appointment there was little Italy could do to stop it. The decision will be taken by European heads of government, though probably not until well into next year.

Mr Draghi’s role at Goldman Sachs sparked controversy last month when the investment bank’s role in helping Greece to fudge its debt to qualify for membership of the euro emerged. The Bank of Italy said Mr Draghi had “nothing to do with those transactions.” The Bank said on Thursday it had no comment on Mr Gozi’s campaign.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 05 Marzo 2010 23:45)

 
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