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Intervista a Sandro Gozi, parlamentare PD
 

Presentando l'ordine del giorno riportato qui sotto, relativo all'apertura di Intenet Points, all'interno del decreto Milleproproghe, chiedevo al Governo di impegnarsi su una norma minima. Non pretendevo di abolire il decreto Pisanu - anche se lo ritengo necessario- che ci impone - unici in Occidente - di chiedere licenza alla questura e di derogare alle norme sulla protezione dei datipersonali per l'apertura di Internet points. Non mi spingevo a tanto, chiedevo che almeno venisse rispettato il diritto alla protezione dei dati personali, che è oggi tutelato dalla Costituzione, essendo espressamente citato nella Carta dei Diritti dell'Unione europea. Il mio ordine del giorno chiedeva al Governo infatti, semplicemente, di  venire a riferire al parlamento, ogni sei mesi, sui dati ottenuti.

Nemmeno su questo il Governo ha ritenuto di doversi impegnare. Commentate voi.

ORDINE DEL GIORNO DELL’ON. SANDRO GOZI ALL’AC. 3210

La Camera, premesso che:

l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge in conversione, sancisce la proroga di un anno del termine del 31 dicembre 2009, previsto dall'articolo 7, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, per munirsi della licenza del questore per l'apertura di un internet point, con l'effetto di prorogare altresì il regime di controlli previsto dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931, nonché dalle disposizioni in materia di sorvegliabilità dei locali adibiti a pubblici esercizi;

tra i controlli e gli adempimenti cui i titolari di tali locali sono tenuti vi sono anche quelli inerenti il monitoraggio delle operazioni dell'utente e l'archiviazione dei relativi dati, anche in deroga a quanto previsto, tra l'altro, dal Codice in materia di protezione dei dati personali nonché la preventiva acquisizione di datianagrafici degli utenti rendere disponibili, a richiesta dell'autorità giudiziaria, i datidi traffico (telefonico e) telematico al Servizio polizia postale e delle comunicazioni;

considerato che:

tale disposizione muove dall'intento di evitare che locali, quali quelli in esame, possano essere utilizzati indebitamente per disporre di collegamenti telematici attraverso i quali eludere le prescrizioni normative finalizzate ad impedire la commissionedi gravi reati mediante l'uso della rete internet;

è tuttavia necessario monitorare con attenzione l'implementazione della norma in esame, al fine di garantire che essa avvenga nel rispetto del bilanciamento, delineato dal legislatore, tra esigenze di prevenzione e accertamento dei reati da un lato e diritto alla protezione dei dati personali dall'altro, assicurando peraltro che le continue proroghe di discipline introdotte nel nostro ordinamento determinino di fatto una sorta di normalizzazione dell'emergenza;

impegna il Governo:

a monitorare l'applicazione della norma di cui al suddetto articolo 7, comma 1, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155;

a comunicare alle Camere, con cadenza semestrale, i dati relativi all'applicazione della disposizione di cui al citato articolo 7 e in particolare le informazioni concernenti le richieste di esibizione dei dati di traffico telematico da parte dei titolari di internet points.

on. Sandro Gozi

Capo gruppo PD Commissione per le Politiche dell'Unione europea

Presidente dell'Associazione Italia India

Camera dei deputati

 

Discussione del disegno di legge: S. 1955 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative (Approvato dal Senato)

22 febbraio 2010

Signor Presidente, il calendario dei lavori dell'Assemblea non aiuta il Governo, anzi, il Governo non aiuta sé stesso e, se continua così, verrà travolto dalle sue contraddizioni. Non mi dispiacerebbe che il Governo venga travolto dalle sue contraddizioni, ma mi preoccuperebbe un po' di più se ad essere travolto fosse il nostro Paese in un contesto che lo vede sempre più in difficoltà e sempre più marginale rispetto al resto dei Paesi europei.

Il Governo non aiuta sé stesso perché, dopo la sconfitta politica e parlamentare della scorsa settimana, qui in Aula, sulla Protezione civile, si presenta oggi in Parlamento con un altro brutto pasticcio giuridico e politico: il decreto-legge cosiddetto milleproroghe.

Tra l'altro, rivolgo un invito bipartisan, signor Presidente: cominciamo ad usare termini che siano comprensibili ai più, ai comuni mortali, facciamo questo sforzo, perché nessuno dei nostri cittadini capisce cos'è un decreto-legge milleproroghe. La colpa non è certamente di questo Governo, ma cerchiamo di uscire dalla logica tipica del microcosmo politico romano e spieghiamo ai cittadini cosa sono questi oscuri provvedimenti.

Questo decreto-legge milleproroghe è particolarmente oscuro e particolarmente sbagliato. Esso è il combinato disposto tra la marcia indietro sulla Protezione civile e la marcia avanti sul decreto-legge milleproroghe (mettiamoci un punto interrogativo, vediamo se questa settimana riuscirete a tenere, colleghi della maggioranza) che sono l'esempio perfetto del modo sbagliato di legiferare.
Certo, si tratta di uno sbaglio, in genere, di vari Governi ma uno sbaglio che questo Governo ha fortemente aggravato, facendo un ricorso sistematico - e quindi eccessivo, proprio perché straordinario - alla decretazione d'urgenza e alle ordinanze della Protezione civile. Delle ultime abbiamo già abbondantemente parlato la scorsa settimana, mentre della prima dobbiamo parlare questa settimana. È un brutto mix di mancanza di trasparenza e anche, in parte, di mancanza di legalità, quanto meno comunitaria. Tuttavia, tornerò nella seconda parte del mio intervento su questo aspetto.

Ma vediamo un po' alcuni dati che credo siano importanti perché altrimenti sarebbe troppo facile per il Governo dire che queste sono solo parole. Vediamo i dati e i problemi dell'uso sistematico, straordinario e quindi illegittimo (dal punto di vista questa volta costituzionale interno), che fate della decretazione d'urgenza. Esaminiamo, in particolare, i primi 18-20 mesi della XVI legislatura e vediamo quali difficoltà questo primo scorcio di legislatura abbia fatto emergere nel modo in cui questo Esecutivo concepisce il suo rapporto con la sua maggioranza e, più in generale, il suo rapporto con il Parlamento.

Il primo dato è incontrovertibile, perché anche rispetto alla precedente legislatura si manifesta un andamento sostanzialmente costante del numero assoluto dei decreti-legge emanati. Infatti, siamo già a più di 52.

Il secondo punto è relativo all'analisi quantitativa. In questa parte del mio intervento svolgerò un'analisi quantitativa e poi verrò - Ministro per Ministro coinvolti in questo provvedimento - ad una più qualitativa o, meglio, scarsamente qualitativa.

Tornando, appunto, all'analisi quantitativa - quindi articoli, commi e caratteri a stampa pubblicati nella Gazzetta Ufficiale, che forse può parlare un po' alla gente - si evidenzia, nella XVI legislatura, un netto aumento della regolazione complessivamente approvata per decreto-legge. Siamo esattamente a un bel più - anzi un brutto più - 66 per cento.

Il terzo elemento quantitativo è la tendenza di crescita dei contenuti durante la conversione in legge dei decreti-legge. Si tratta di una crescita che è veramente esponenziale. Infatti, in questa legislatura è pari a più 70 per cento.

Il quarto punto è che la percentuale dei decreti-legge valutabili come intersettoriali - e quindi eterogenei - è pari a 11 decreti-legge emanati in questa legislatura, cioè un 25 per cento che, comunque, rimane un dato sostanzialmente alto.

Si è accentuato, poi, in questo inizio di legislatura il ricorso ai voti di fiducia sul disegno di legge di conversione. Infatti, siamo a una media che è ben oltre il 30 per cento. È stato approvato con votazioni di fiducia il 68 per cento della regolazione complessiva contenuta nelle leggi di conversione e, in particolare, ciò appare appunto sistematico - e di nuovo sono obbligato ad usare questo aggettivo, sistematico - per i decreti-legge di maggiore peso e importanza che, tra l'altro, a livello sempre quantitativo di misura, tanto per parlare di semplificazione normativa e migliore leggibilità dei provvedimenti, arrivano nel corso del loro iter a superare i 40 mila caratteri. Forse il rappresentante del Governo potrebbe riflettere su questo aspetto.

Il settimo elemento quantitativo è che, nonostante i provvedimenti urgenti abbiano investito la quasi totalità dei settori normativi, vi sono decreti-legge a contenuto tipico e, diciamo così, «ricorsivo», quali la proroga termini, le missioni internazionali e l'adempimento di obblighi comunitari. Su quest'ultimo punto - su cui ritornerò - state veramente dando il peggio di voi stessi con la legge comunitaria del 2009, ancora da approvare, e decreti-legge milleproroghe che prorogano, anziché sanare, delle situazioni di infrazione.

Vi sono, poi, aree specifiche in cui la decretazione interviene con maggiore sistematicità quali l'ambiente, la sicurezza e, immancabilmente, l'economia.

Quindi cosa si registra? Si registra un progressivo slittamento della regolazione (soprattutto economica e finanziaria) dalla legge finanziaria ai provvedimenti urgenti e anche su questo punto tornerò, rivolgendomi all'ineffabile Ministro Tremonti.

È poi frequente in questa legislatura, molto più che rispetto alle altre, la concatenazione dei provvedimenti di urgenza finalizzati a correggere o integrare discipline adottate con decreti precedenti in un arco di tempo estremamente ridotto. Da tale fenomeno discende che è stato evidentemente compresso, per le modalità attuate, l'esercizio del ruolo del Parlamento.
Signor Presidente, gradirei che il rappresentante del Governo ascoltasse gli interventi in Aula dato che è dovere del Governo quando è in Aula ascoltare quanto il Parlamento ha da dire, tanto poi il decreto-legge gli permette di tagliare anche questi tempi, quindi quanto meno faccia questo sforzo di forma, se non di sostanza.

Dicevo che è stato compresso l'esercizio del ruolo del Parlamento. Non sono parole mie, né dell'opposizione, ma del Presidente della Repubblica che ha aggiunto anche che tutto ciò finisce per gravare negativamente sul livello qualitativo (ecco, dalle quantità passiamo alla qualità) dell'attività legislativa e sull'equilibrio del sistema delle fonti.

Quindi a cosa siamo chiamati? Siamo chiamati a ricercare nuovi strumenti per esercitare le fondamentali funzioni di discutere e legittimare l'indirizzo politico e di controllare lo svolgimento nel concreto dell'articolarsi delle singole politiche.

È chiaro che dobbiamo riflettere sul ruolo del Parlamento e sul ruolo in generale della funzione legislativa che va certamente interpretata in chiave evolutiva, ma che non può essere costantemente ristretta e marginalizzata come accade a causa della strategia seguita da questo Governo.
Il Presidente Giorgio Napolitano continua dicendo se non ci dobbiamo chiedere se non sia finito per instaurarsi, anche attraverso il crescente uso e la dilatazione di decreti-legge e di ordinanze di urgenza, un vero e proprio sistema parallelo di produzione normativa. È evidente allora Pag. 35che la preoccupazione è ancora più elevata e che occorre difendere le prerogative parlamentari e rilanciare la posizione di centralità del Parlamento nel nostro sistema costituzionale come luogo privilegiato di elaborazione delle norme e di soluzione ai problemi normativi e istituzionali del Paese.
Dicevo che il calendario non vi aiuta neppure dal punto di vista qualitativo, perché in pochi giorni vediamo sfilare in Parlamento una serie di forzature che fate al rapporto tra Governo e Parlamento e al metodo democratico e vediamo l'approssimazione, l'improvvisazione e anche un po' l'arroganza di questo Governo e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, come ho già detto: marginalizzazione del Parlamento in primo luogo, negazione del suo ruolo, annullamento delle sue prerogative. Ce n'è un'altra, leggermente più nascosta, ma che è altrettanto grave e che è l'assoluta carenza di chiarezza normativa, ossia la totale incertezza giuridica e quindi la violazione di quel diritto alla certezza del diritto che più volte di recente è stata rilevata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea e che è grandemente violata dal modo di legiferare italiano.
Ma questi sono solo aspetti giurisprudenziali: ci sono anche delle forti contraddizioni politiche, proprio rispetto agli impegni che voi stessi assumete e dite di aver assunto a livello europeo. Infatti, siete in netta controtendenza con un altro degli obiettivi politici indicati dall'Unione europea, quello della semplificazione normativa e amministrativa e non solo per le cifre che ho dato nella mia introduzione.
È un paradosso, in particolare per il Governo italiano rispetto agli altri Governi europei, perché questo Governo ha addirittura istituito un Ministro per la semplificazione. Si tratta di una vera presa in giro quella che Calderoli sta facendo agli italiani. È una presa in giro se il Ministro è consapevole del fatto che, anziché semplificare il quadro normativo, lo state complicando con la decretazione d'urgenza. Anziché ridurre la metratura di norme nella Gazzetta Ufficiale, la metratura aumenta con la vostra decretazione d'urgenza. Oppure si tratta di una manifestazione di incompetenza, qualora il Ministro non ne fosse consapevole. Però qualcosa mi spinge ad optare per la prima opzione: una presa in giro consapevole degli italiani.

Tra l'altro siete in controtendenza non solo con gli impegni europei, ma anche con quanto sta accadendo nei singoli Paesi europei e la questione va addirittura al di là delle responsabilità gravissime del Governo. Vorrei ricordare un caso recente francese che credo sarebbe istruttivo, sul quale anche il Governo e altri organi costituzionali, potrebbero riflettere. Il Consiglio costituzionale francese ha recentemente considerato illegittima una proposta di legge, proprio a causa della sua incomprensibilità da cui derivava una forte incertezza giuridica che gravava su quel diritto alla certezza giuridica che nello spazio giuridico europeo ha ogni nostro cittadino.
Consiglio a Calderoli di adottare lo stesso metodo: anziché il metodo taglia-enti che sbandiera senza poi applicare, potrebbe in questo modo, seguendo proprio il ragionamento e il metodo del Consiglio costituzionale francese (se ha bisogno di ispirazione), sfoltire i metri di carta e di Gazzetta Ufficiale che questo Governo sta producendo, reiterando di continuo provvedimenti tra loro scoordinati. Sarebbe troppo facile addossare tutte le responsabilità al Ministro Calderoli. No, signor Presidente, il vero responsabile è certamente un altro: il Ministro Tremonti, il nostro tributarista che si traveste da intellettuale e non fa mai veramente il Ministro. Consideriamo Tremonti il vero responsabile perché, questo decreto-legge milleproroghe è l'emblema - se ce n'era bisogno - del carattere illusorio e dannoso delle politiche di Tremonti.

L'ineffabile Ministro, infatti, ci aveva spiegato che, grazie al suo genio (che gli riconosce solo Berlusconi, ma così continuiamo a leggere delle genialità di Tremonti), la legge finanziaria italiana diventava finalmente light. Queste sono le parole che ha utilizzato il Ministro del tesoro: sarebbe diventata un «documento leggibile, snello, impermeabile ai cosiddetti assalti alla dirigenza sferrati nelle lunghe notti di discussioni nelle Commissioni parlamentari». Peccato però che il Ministro della legge finanziaria light poi metta in decreti-legge extra large tutto quello che dice di aver tolto dalla finanziaria. Solo questione nominalistica? O meglio: solo questione di taglia dal light all'extra large? Certamente no. Una legge consente un controllo e un dibattito parlamentare ampio ed approfondito, che inevitabilmente un decreto-legge comprime. Ma soprattutto una vera politica economica non può reggersi su proroghe e decreti-legge «XL». Deve avere una prospettiva di medio periodo e una struttura organica, mentre nell'azione di Tremonti tutto è solo permanenza del contingente con proroghe di anno in anno di provvedimenti congiunturali.

Vediamo un attimo alcuni aspetti più strettamente legati alla politica economica. Innanzitutto c'è un atteggiamento già grave dal punto di vista costituzionale, e ho ampiamente illustrato le ragioni di questa gravità nel rapporto tra organi costituzionali dello Stato e tra Parlamento e Governo in particolare. Questo atteggiamento è ancora più grave nell'attuale fase di crisi economica, è ancora più grave che in una tale fase Governo e maggioranza sfuggano alle loro responsabilità. Quali sono dal punto di vista della politica economica queste responsabilità? Innanzitutto il Governo avrebbe la responsabilità di ricercare delle soluzioni vere e concrete per avviare una vera ripresa economica e dare almeno una primissima spinta ad uno sviluppo del Paese che ancora appare molto lontano.
Con la vostra propaganda - a proposito della crisi economica che c'è e non c'è, c'è ma non ci colpisce, o ci colpisce ma non come gli altri - state veramente intossicando l'informazione e state ingannando l'opinione pubblica, ma non state cambiando la realtà. La realtà, dal punto di vista della politica economica, è la vostra inerzia. Un'inerzia colpevole e irresponsabile che le vostre bugie, che abbiamo ascoltato ieri di nuovo telefonicamente con le parole del Presidente del Consiglio Berlusconi, cercano di coprire. Un'inerzia che avete addirittura l'ardire di voler far passare come strategia diffondendo dati falsi, in base ai quali l'Italia si starebbe riprendendo prima e più rapidamente degli altri Paesi della zona euro. C'è inerzia e miopia, se vogliamo darvi un minimo di buona fede, in quello che state facendo.

Non possiamo, come invece voi state facendo, accontentarci di tenere, con molta fatica e con vari errori, sotto controllo la spesa pubblica - ma c'è un punto interrogativo in proposito e tornerò su questo aspetto - e aspettare in modo parassitario gli eventuali o alcuni eventuali effetti positivi di politiche espansive di altri Paesi europei della zona euro o dell'amministrazione statunitense.
Inerzia irresponsabile e falsità emergono con chiarezza anche tra le righe di questo decreto-legge. Vediamo perché: da questo decreto-legge emerge, questo sì molto chiaramente, che il Governo ha preso atto del fallimento della sua gestione dei conti pubblici. Sì, signor Presidente: fallimento della gestione tremontiana dei conti pubblici. Dalla presa d'atto di fallimento e di questi errori ecco misure di tagli orizzontali della spesa pubblica. Non c'è bisogno di essere in quest'Aula a parlare per capire che taglio orizzontale vuol dire negazione della politica, vuol dire negazione della politica economica, vuol dire rinunciare a compiere scelte strategiche, vuol dire rinunciare a compiere scelte settoriali che sono sempre necessarie, invece, e sono particolarmente urgenti in casi di crisi eccezionali come questa. Invece, di fronte al fallimento iniziale, si ritorna a quanto si era detto che non si sarebbe fatto, cioè tagli orizzontali e indiscriminati.

Senza parlare poi delle evidenti spinte settoriali e lobbistiche a cui prestate il fianco in maniera molto chiara con questo provvedimento. Infatti questo decreto è evidentemente il frutto di mediazioni non troppo trasparenti e comunque certamente molto confuse: deviazioni confuse e oscure che vanno a danno del Paese.

Non è vero, infatti, che, al contrario di quanto ci dicono il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia e delle finanze, andiamo meglio di altri. Vediamo perché: abbiamo visto qualche cifra sull'urgenza-emergenza costituzionale rispetto ai decreti-legge e vediamo qualche altro elemento di comparazione e qualche altra cifra rispetto all'emergenza di politica economica alla quale ci state portando.

Innanzitutto, crescevamo meno degli altri prima di entrare nella crisi e ciò è dovuto a carenze strutturali del nostro Paese che hanno le loro radici molto lontano (ne do atto). Ora, però, stiamo andando a un passo molto più lento: usciremo dalla crisi - secondo le proiezioni dell'OCSE e anche quelle che voi invocate, dovreste leggerle meglio, fra analisi reale e prospettive - molto più tardi e molto più lentamente degli altri Paesi e abbiamo subito un colpo durissimo alla nostra ricchezza nazionale, perdendo in questa crisi ben otto anni di ricchezza nazionale, mentre la media della zona euro è di quattro-quattro e mezzo. Ciò vuol dire che impiegheremo, in assenza di scelte strategiche di politica economica (che continuiamo a non vedere da parte del Governo), almeno il doppio del tempo rispetto ai nostri partner della zona euro per tornare non a una situazione idilliaca, ma alla situazione del 2007, che già ci vedeva in forte difficoltà rispetto alle altre grandi economie della zona euro.

Questo vorrebbe dire andare meglio degli altri Paesi? Io non so su quali basi pronunciate affermazioni così lontane dalla realtà, ma la situazione è ancora più grave e il decreto-legge in esame ne è la prova, perché non solo avete perso il controllo dal lato della spesa, ma non siete neppure in grado di controllare gli andamenti della finanza pubblica. Cosa si dovrebbe fare, invece, anziché operare quei tagli orizzontali ai quali siete tornati con il decreto-legge in esame? Dal vostro punto di vista - non sarebbe certamente compito dell'opposizione dirvelo -, almeno, la cosa più semplice sarebbe stata quella di confermare e finalmente attuare quanto avevate indicato nel decreto-legge n. 78 del 2009 (provvedimento al quale noi ci eravamo opposti): già in esso era contenuta una tendenza ai tagli orizzontali, ma il provvedimento almeno definiva alcuni criteri e alcuni obiettivi che non sono assolutamente né confermati, né modificati, né menzionati nel provvedimento che stiamo esaminando.

In quel decreto-legge erano contenuti obiettivi di risparmio da assegnare amministrazione per amministrazione, c'erano i piani di autoristrutturazione per ogni singolo settore amministrativo, venivano introdotti controlli del Ministro dell'economia e delle finanze di coerenza tra le scelte delle singole amministrazioni e gli obiettivi fissati dal Governo e veniva anche menzionata la possibilità di irrogare sanzioni nel caso in cui un'amministrazione non avesse raggiunto gli obiettivi indicati.
Noi ci eravamo opposti, nel 2009, a questo provvedimento, perché la norma, per tanti altri aspetti, non era molto diversa da un taglio orizzontale, ma almeno nel 2009 cercavate di giustificare il provvedimento con una procedura che poteva avere una parvenza di razionalità, mentre nel decreto milleproroghe che stiamo esaminando non c'è alcuna indicazione simile. Se non sembravano molto lungimiranti nel 2009, il vostro atteggiamento e i vostri tagli orizzontali, nel 2010, rivelano una strategia che non solo non è affatto lungimirante, ma è proprio cieca.

Prima di passare al terzo punto dolente - ce ne sono tanti, ma quelli di questo provvedimento su cui mi vorrei concentrare sono il rapporto tra Governo e Parlamento e gli aspetti di politica economica - che è l'aspetto relativo all'aggravamento della situazione dei nostri rapporti con l'Unione europea che questo decreto-legge provocherà, vorrei anche ricordare - probabilmente è stato fatto da altri colleghi, ma credo che per la cronaca sia importante che rimanga agli atti parlamentari - che in questo, me lo consenta, signor Presidente, «bestiario» (vedrà perché uso questa espressione), vi è anche qualcosa che riguarda i cani di razza. Pag. 38Però, caro rappresentante del Governo, il problema è che non sono di razza i vostri provvedimenti.

L'articolo 10-quater proroga fino al 30 aprile 2011 l'efficacia del decreto, annullato da parte del TAR del Lazio, di nomina del commissario ad acta per l'applicazione del disciplinare del libro genealogico del cane di razza. La disposizione fa salvi gli effetti prodotti dal decreto e specifica il fondamento del potere sostitutivo del Ministro. In sostanza, utilizziamo in questo «bestiario» di urgenza il decreto milleproroghe per prorogare una situazione che è già stata condannata e sulla quale è già stato espresso un giudizio negativo da parte del TAR del Lazio. La stessa cosa facciamo, lo vediamo fra un attimo, rispetto a tutta una serie di procedure già avviate dalla Commissione europea o di sentenze già emanate nei confronti dell'Italia da parte della Corte di giustizia.
Però vi è un altro aspetto, meno folcloristico; non che disattendere le sentenze del TAR sia folklore, ma questo aspetto è meno folcloristico perché ha implicazioni molto più ampie del disciplinare del libro genealogico del cane di razza. Mi riferisco allo scudo fiscale, non per i cani di razza, ma per altri tipi di individui. Su di esso vi è stata una polemica assolutamente disarmante, in cui, addirittura, il Governatore della Banca d'Italia è stato accusato di essere il leader dell'opposizione dal Ministro Calderoli.

 

Martedì 23 febbraio

Ore 10.00

Sala delle Colonne, Camera dei Deputati, Via Poli 13

Convegno dal titolo:

IL FUTURO DELLA RETE

DALL’ACCESSO UNIVERSALE ALLE RETI INTELLIGENTI

Con la partecipazione di:

Len Cali, Senior Vice President AT&T e Paolo Romani, Vice Ministro Sviluppo Economico (TBC).

Il convegno è organizzato dall’on. SandroGozi (Pd) in collaborazione con Baia, Business Association Italy America

La giornata si svilupperà in due sessioni nel corso delle quali si parlerà di reti intelligenti, per muoversi verso una società più aperta con innovazione e sicurezza, e della legislazione necessaria per regolamentare lo sviluppo della rete.

Partecipano anche:

Paolo Gentiloni, Pd; Benedetto Della Vedova, Pdl;  Mario Valducci, Presidente commissione trasporti e telecomunicazioni Pdl;  Luca Barbareschi, Vice Presidente commissione trasporti e telecomunicazioni Pdl; Roberto Viola, Segretario Generale AGCOM;  Andrea Renda, Centre for European Policy Studies; Sergio Scalpelli, Direttore Relazioni Esterne ed Istituzionali, Fastweb.

Per l’accesso alla Camera si ricorda di indossare la giacca.

Ultimo aggiornamento (Sabato 20 Febbraio 2010 22:47)

 

ITALIANO E' COLUI CHE CONTRIBUISCE ALLA CULTURA ITALIANA.

SE COMINCIO PARAFRASANDO ISOCRATE, MAESTRO NELL'APPLICAZIONE

DELL'ARTE RETORICA ALLA POLITICA, E' PERCHE' SONO QUI PER PARLARE

DEI DIRITTI DELLE PERSONE, DELLE LEGGI CHE LI GARANTISCONO E DELLE

IDEE CHE LI DEFINISCONO.

IN FIN DEI CONTI SONO QUI PER PARLARE DI POLITICA, QUELLA VERA, FATTA

DI IDEE E PASSIONI, DI VALORI CONDIVISI, DI LOTTE CIVILI, DI LAVORO LEGISLATIVO.

CI VOGLIONO TANTE SPINTE, SPIRITUALI, IDEALI E TECNICHE, PER FARE IN MODO CHE I DIRITTI CHE PAIONO SACROSANTI PER IL NOSTRO SENSO MORALE SIANO RICONOSCIUTI A TUTTI I CITTADINI.

CI VOGLIONO CUORE E INTELLIGENZA PER ALLARGARE A TUTTI LA POSSIBILITA'

DI ESERCITARE QUESTI DIRITTI. E PERCIO' SONO PARTICOLARMENTE CONTENTO, OGGI, DI ESSERE QUI INSIEME A STEFANO RODOTA', PADRE DELLA LEGGE SULLA PRIVACY, A BEPPINO ENGLARO E MINA WELBY, CHE HANNO VISSUTO DOLOROSAMENTE, SULLA LORO PELLE E SU QUELLA DELLE PERSONE A LORO PIU' CARE, GLI EFFETTI  DELL'IPOCRISIA ITALIANA IN TEMA DI LIBERTA' DI SCELTA DEI MALATI, E DI PAOLA CONCIA, COLLEGA PARLAMENTARE SEMPRE IN PRIMA LINEA NELLE BATTAGLIE POLITICHE SUI DIRITTI CIVILI.

HO INIZIATO CITANDO UN GRANDE FILOSOFO DELL'ARTE RETORICA, ISOCRATE.

ITALIANO E' COLUI CHE CONTRIBUISCE ALLA CULTURA ITALIANA,  MA ISOCRATE NATURALMENTE PARLAVA AI GRECI

UN FILOSOFO DI DUEMILAQUATTROCENTO ANNI FA CI PORTA GIA' DENTRO IL TEMA

DELLA CITTADINANZA.

IL GOVERNO SOCIALISTA, IN GRECIA, STA PENSANDO DI RENDERE PIU' FACILE IL RICONOSCIMENTO DELLA CITTADINANZA AI FIGLI DI STRANIERI CHE DIVENTANO MAGGIORENNI.

SEMBRA BANALE, NO?

HAI VISSUTO DICIOTTO ANNI DELLA TUA VITA IN GRECIA O IN ITALIA, E QUINDI SEI GRECO O ITALIANO.

EPPURE ANCHE DA NOI, OGGI, QUESTA OVVIETA' E' QUASI FANTASCIENZA.

A MENO CHE UNO NON FACCIA IL CALCIATORE DELL'INTER E SI CHIAMI BALOTELLI, GLI OSTACOLI PER VEDERE RICONOSCIUTA L'APPARTENENZA AL PAESE CHE QUESTE PERSONE SENTONO LORO, PERCHE' CI SONO NATE, PERCHE' PARLANO LA NOSTRA LINGUA, PERCHE' CONOSCONO LA NOSTRA CULTURA MOLTO MEGLIO DI QUELLA DEL PAESE D'ORIGINE DEI GENITORI, SONO SVARIATI E  INNUMEREVOLI.

SONO GLI OSTACOLI CHE L'IPOCRISIA, IL VUOTO LEGISLATIVO E L'ARBITRIO PERMETTONO DI ESERCITARE AI BUROCRATI NOSTRANI.

ORA, VI CHIEDO PER UN MOMENTO DI PORVI QUESTA DOMANDA: COSA STIAMO FACENDO, NEL MOMENTO IN CUI NEGHIAMO DIRITTI ELEMENTARI A RAGAZZI DI DICIOTTO ANNI?

STIAMO FERMANDO L'INVASIONE DEI BARBARI?

DIREI PROPRIO DI NO. I BATTELLI DI DISPERATI SBARCANO TUTTI I GIORNI, SOLO CHE LA TELEVISIONE E' COSI' GENTILE CHE NON CE LI FA VEDERE.

STIAMO DIVIDENDO GLI IMMIGRATI BUONI DA QUELLI CATTIVI, COME PIACE IMMAGINARE ALLA RETORICA DI DESTRA? DIREI ANCORA DI NO.

QUI STIAMO PARLANDO DI PERSONE CHE SI SENTONO ITALIANE A TUTTI GLI EFFETTI. EPPURE FATICANO  AD ESERCITARE IL LORO DIRITTO A VEDERSI RICONOSCIUTE TALI.

E POI STIAMO FACENDO QUALCOSA DI MOLTO PEGGIO. E LO STIAMO FACENDO SOLO A NOI STESSI.

STIAMO NEGANDO A NOI STESSI IL DIRITTO DI ACCOGLIERE FORZE NUOVE, GIA' AMPIAMENTE ASSIMILATE ALLA NOSTRA CULTURA, GIA' ITALIANIZZATE E PIENE DI FORZA E DI VOGLIA DI PARTECIPARE ALLA VITA E ALLA CULTURA DEL NOSTRO PAESE.

STIAMO RINUNCIANDO A FORZA, ENERGIA, IDEE, PERCHE' VORREMMO SELEZIONARE I GIOVANI DA ACCOGLIERE IN ITALIA SECONDO IL PRINCIPIO DEL SANGUE E NON SECONDO QUELLO DEL CUORE, DELLA LOGICA E DELLA CULTURA.

STIAMO FACENDO QUALCOSA DI INUTILE, DI SBAGLIATO, DI MORALMENTE INACCETTABILE E, PEGGIO DI TUTTO, STIAMO FACENDO UNA COSA IDIOTA. COSI COME E’ INACCETTABILEE OTTUSO NEGARE IL DIRITTO DI SCELTA.

Si applica molto bene all’Italia di oggi un passaggio della sentenza della Corte Suprema USA nel famoso caso Nancy Cruzan, del 1978: “…Morire è un fatto personale…I più grandi pericoli per la libertà scaturiscono dall’insidiosa invasione da parte di uomini di zelo, ben intenzionati ma ottusi…”.

Il diritto di scelta non è alternativo alla vita, ma ne è parte integrante e insostituibile. Non c’è vita democratica senza diritto di scelta, e ciò è ancora più vero alla luce dei progressi della scienza. La strategia usata, dalla destra e da una parte della sinistra, di voler far coincidere Vangelo e legge non porta però l’Italia rinuncerebbe  a entrare nella modernità. La tentazione della Chiesa di un arroccamento in chiave conservatrice  è crescente, ma ci porterebbe ad un’epoca precedente al Concilio Vaticano II. Per la Chiesa, ciò comporterebbe il rischio di rinunciare a stare nella storia, a ricevere dall’evoluzione della società le indicazioni e gli stimoli per rileggere il vangelo e di abbandonare il ruolo di formazione delle coscienze. Comporterebbe cioè la rottura con il grande passo in avanti di Giovanni XXIII: “non è l’evangelo che cambia, siamo noi che lo comprendiamo meglio”. Per la politica italiana, significherebbe una forte involuzione, provocata da una divergenza, una vera e propria rottura sui valori di fondo che rende ancora più difficile la reciproca legittimazione tra i diversi schieramenti.

VORREI AGGIUNGERE UNA COSA, A PROPOSITO DI ELUANA E WELBY. SONO STATI CHIARAMENTE USATI DA UNA PARTE DI POLITICI COME UNA SCUSA. COME UN RACCONTO CHE FUNZIONAVA BENE. DAL LORO PUNTO DI VISTA AVEVAMO UNA PERSONA CHE POTEVA TORNARE IN VITA (E L'AUTOPSIA HA POI DIMOSTRATO CHE NON ERA VERO, PERCHE' IL CERVELLO DELLA POVERA ELUANA SI ERA ATROFIZZATO) E CHE VENIVA UCCISA DALLA PROTERVIA DEGLI SCIENZIATI LAICISTI. UN’ALTRA CHE NON VOLEVA PIU’ VIVERE GRAZIE AL SOLO AUSILIO DELLA TECNOLOGIA, QUELLA SOFFERENZA NON LA RITENEVA PIU’ SOPPORTABILE.

ORA, QUESTA BARZELLETTA CI E' STATA AMMANNITA DA VENTISEI CANALI TELEVISIVI CONTEMPORANEAMENTE E QUESTO SEMPLICE FATTO L'HA RESA PLAUSIBILE.

RAGIONAMENTI DEL TUTTO INVEROSIMILI, POICHE' BASATI ESCLUSIVAMENTE SU UNA FEDE CIECA E APRIORISTICA, SONO PASSATI DALLA TV ALLE CASE DEGLI ITALIANI COME SE FOSSERO BASATI SU SOLIDE FONDMANTA LOGICHE E SCIENTIFICHE.

NON SI PUO’ OBBLIGARE QUALCUNO A RESTARE IN ATTESA DI UN PRODIGIO. CHI SE LA SENTE E’ LIBERO DI FARLO. ALTRETTANTO DEVE ESSERLO CHI CREDE NELLA SCIENZA E NON VUOEL RESTARE SOSPESO IN UNA CONDIZIONE DI NON VITA.

CHIUDO TORNANDO ANCORA UNA VOLTA A ISOCRATE E AL RUOLO DELLA POLITICA. QUESTO GRANDE FILOSOFO GRECO CONTRASTAVA I SOFISTI PERCHE', SECONDO LUI LA RETORICA ERA UN'ARTE MORALE: DOVEVA SERVIRE A FAR FUNZIONARE LA VITA POLITICA E NON SOLO A PREVALERE A PAROLE SUGLI AVVERSARI.

PER ISOCRATE, LA RETORICA DOVEVA BASARSI, NECESSARIAMENTE, SU VALORI MORALI E CIVILI.

L'ARTE DELLA PAROLA RICHIEDEVA CULTURA E SI BASAVA SU UN PROGRAMMA EDUCATIVO.

IN POCHE PAROLE, ISOCRATE CREDEVA ALLA POLITICA CHE SI BASA SU IMPEGNO, PASSIONE E RISPETTO  DEGLI ALTRI.

IO CREDO NEGLI STESSI PRINCIPI. E DA PARLAMENTARE DEL PD, DEVO DIRE CHE MI PIACEREBBE DI PIU' UN PARTITO MENO OSSESSIONATO DALLA TATTICA, MENO OBNUBILATO DALL'OBBLIGO DI CONDURRE SOLO BATTAGLIE VINCENTI, MENO TESO AD ALLEANZE CON QUESTO E QUELLO IN FUNZIONE ANTIBERLUSCONIANA.

MI PIACEREBBE UN PARTITO CHE COMBATTE LE BATTAGLIE IN CUI CREDE, CHE PORTA AVANTI I DIRITTI DI CUI E' CONVINTO, CHE LAVORA A LEGGI CHE RICONOSCANO A TUTTI LE STESSE OPPORTUNITA'.

MI PIACEREBBE CHE IL PD IMPARASSE A RAGIONARE CON IL CUORE. LE INTELLIGENZE PER FARE IL RESTO DEL LAVORO LE HA GIA', MA DA SOLE  NON BASTANO E NON BASTERANNO MAI.

 

“Morale” controcorrente? Alcune riflessioni su giustizia e politica

Il rapporto tra politica e giustizia è un nodo ancora irrisolto.

Troppi in questi ultimi tempi per comodità e conformismo parlano di questione morale, confondendola però con un moralismo strisciante, che fa il paio con l’ andazzo populistico ed intimamente antidemocratico ed illiberale  cui ci stiamo pericolosamente abituando.

L’Europa, che così spesso invochiamo,  richiama sistematicamente l’Italia per le tante, troppe violazioni di diritti umani, civili e di cittadinanza, connesse non sempre e necessariamente all’azione di un governo e di un Parlamento che hanno perso il senso dell’interesse generale, ma anche alle condizioni con cui viene esercitato il potere giudiziario, alla lunghezza dei tempi processuali, alle invasioni di campo del potere giudiziario nell’agone politico-istituzionale.

Il clima fintamente rivoluzionario determinatosi nell’ultimo ventennio, in conseguenza della crisi della cosiddetta prima repubblica, ha indebolito pericolosamente l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato, e sopra tutto ha creato un corto circuito tra azione giudiziaria e rappresentanza politica, e quindi, in ultima analisi, tra potere costituito ( spesso in forma corporativa) e democrazia.

L’anomalia costituita dall’attuale Presidente del Consiglio, dal suo conflitto di interessi, dalle sue vicende giudiziarie, dalla sua protervia che paralizza politica e giustizia italiana non può giustificare l’abbandono di quella cultura delle garanzie e dell’equilibrio dei poteri che sono fonte costitutiva del riformismo italiano ed europeo, e più profondamente la stessa idea di democrazia dei padri costituenti, come spesso e motivatamente ci ricorda il Presidente della Repubblica.

Se qualcuno pensa che la Politica debba essere posta sotto tutela ( o, peggio, sotto ricatto) , sappia che il passo verso lo svuotamento sostanziale e definitivo del regime democratico sarà conseguente ed immediato.

Sono troppe le coincidenze che nelle ultime settimane ( anzi negli ultimi mesi ed anni) si sono determinate, lasciando prima attoniti, poi dubbiosi.

La risposta che la Politica , e quindi le istituzioni rappresentative , devono dare deve essere alta, di sistema, certo  non corporativa ma nemmeno banalmente e conformisticamente rinunciataria.

Si metta in campo una azione concreta volta a dare definitiva attuazione al principio di responsabilità civile dei magistrati, chiesto a gran voce , con un referendum storico, dai cittadini di questo paese.

Non dimentico che Enzo Tortora é stato massacrato dalla superficialità ( accertata giudiziariamente) di un magistrato ed il suo “massacratore” abbia fatto carriera, senza aver dovuto dare conto in  alcun modo e ad alcuno della sua condotta professionalmente indecente.

E sono tanti i casi Tortora, spesso frutto di quella certezza di impunità ed irresponsabilità, che costituisce il controsenso più macroscopico in una democrazia fondata sull’equilibrio tra potere e responsabilità. E spesso con la notorietà che si acquista con inchieste non sempre fondate si finisce al parlamento nazionale o europeo…

La “questione morale” è una questione centrale, ma che viene prima della politica; è un prerequisito essenziale.  Non diventi allora un feticcio buono per giustificare l’assenza di proposta politica e di capacità di dialogare con la società.Troppo facilmente – per inespresso e malcelato istinto moralistico – molti tra noi , dinanzi ad una inchiesta trovano più semplice rimuovere o condannare anticipatamente, tradendo così lo spirito più profondo dello stato di diritto, che impone alla magistratura inquirente di accertare le accuse e ricercare le prove, anche a favore del soggetto indagato, riservando al magistrato giudicante la valutazione delle prove ed eventualmente condannare.Io invito il PD a rispettare la magistratura, e la sua funzione, ma anche a rispettare il cittadino, che ha tutto il diritto di vedere affermata la sua estraneità ai fatti contestati.La democrazia vive di un delicato equilibrio tra potere e rappresentanza. La democrazia liberale , ancora più avanzata e complessa, introduce quali variabili indipendenti ed irrinunciabili la libertà , la responsabilità, la tutela delle minoranze.Riuscire a far vivere, rinnovato e vivificato, questo spirito, significa svolgere il nostro compito di riformisti.

Ultimo aggiornamento (Domenica 31 Gennaio 2010 23:42)

 

Radio Radicale Giornata sull’Europa di venerdi 15 gennaio 2010 “Oltre Lisbona, dove sta andando l’Europa?”

 

 

Finalmente, bene o male, qualcosa si muove nel nostro PD. Dopo (troppo) lunghe discussioni, siamo arrivati alle due soluzioni più evidenti, di buon senso ancor prima che politicamente opportune: la candidatura della Bonino in Lazio e le primarie in Puglia. Sì, è vero, potevamo arrivarci diversamente. Avevamo proposto la Bonino già in novembre. E Boccia non andava presentato in quel modo in Puglia, quasi come condizione assoluta nel nome e nelle modalità imposta dall'UDC e subito da un PD che sta costruendo l'alternativa politica nazionale a PDL e Berlusconi.  Questa è stata la percezione, giusta a mio avviso, dei nostri elettori e dell'opinione pubblica. Ora però si andrà alla primarie, il centrosinistra avrà due possibili candidati validi, si deciderà. Rimangono aperte altre questioni, tra queste l'Umbria, in cui dovremmo dire che il tempo della ricreazione è finito e che dato che l'accordo tarda a venire, sarebbe bene che tutti i vari nomi si confrontassero e presentassero i loro programmi e le loro idee per l'Umbria attraverso le primarie. Ma le incertezze, gli errori, le frasi usate in questi passaggi - e anche la foto sul Corriere della sera di oggi di Dalema accanto a Boccia, che diceva molto da sè....- mi hanno fatto molto pensare. E credo che, dopo tutto, confermino il deserto politico in cui ci troviamo in Italia: una destra con un padrone e ormai subordinata alle scelte ideologiche e strategiche della Lega Nord nella sua azione di governo; un centro/UDC che sempre di più rivendica la sua politica da "Prima Repubblica", teorizzando e lavorando per il superamento del bipolarismo (Casini che si confronta a Craxi...); un centrosinistra e un PD che dimostra ancora di più dopo il congresso il bisogno urgente di nuove idee e nuove persone. Perchè le idee continuano a non esserci (le candidature alla regionali sono state di nuovo un totonomi, mentre avremmo bisogno di un totoidee...) e le persone non sono in grado di incarnare quel rinovamento di cui ha bisogno il paese. E' questa una classe dirigente che ha perso le sue battaglie contro le destre, ma è riuscita a vincere, sinora, e a nostre spese, quella dell'autoconservazione e della cooptazione. La battaglia deve continuare, allora, a partire dalle regionali, perchè è evidente che lo spazio politico va conquistato. Per questo, occorrono delle idee forti; perchè ormai alle idee forti l'attuale classe dirigente non riuscirà più a mettere delle barriere. In Umbria, alcuni giovani dirigenti hanno rilanciato proprio il dibattito sulle idee, per ora nel deserto; ma è questo l'unico modo per trovare consensi dentro e fuori il partito, consensi nuovi, freschi, rivolti a costruire il futuro e non a conservare le posizioni passate. Per questo, anche in altre regioni, come in Puglia, attenti a quelle "foto", attenti - "giovani dirigenti" - a non pensare che basti la parola innovazione. perchè l'attuale classe dirigente si sta impossesando anche di quella, in modo gattopardesco ovviamente, perchè ancora una volta tutto rimanga come è ora. Solo con le idee il nostro PD potrà tornare a fare opinione. Oggi si sta limitando a gestire voti tradizionali e clientele. L'unica novità, tattica ma non strategica, è l'apertura all'UDC, ma da sola non basta. Senza idee, il PD rimarrebbe in questo pantano di doppiezza e ipocrisia. Questa battaglia dobbiamo cominciarla dalle regionali, lavorando per vincere, ma facendo  soprattutto vincere quelle idee, e quei candidati, che possono permetterci di tornare a parlare ad una società in cui i bisogni si sono frammentati, ritrovando una capacità di rappresentanza che abbiamo perduto. Idee e candidati che ci permettano di recuperare la capacità - persa da gran parte della politica (eccezion fatta forse per la Lega, anche se in negativo...) di leggere esigenze che la società ha ormai  già anticipato. Come mi  diceva un democratico umbro oggi, mai come oggi agenda politica e agenda sociale si sono scollate, allontanate. Nulla di più concreto delle idee allora, per tornare ad un patto fondamentale con i cittadini. E' molto in salita, le resistenze sono tantissime, io  stesso ne devo affrontare ogni giorno. Perchè questi discorsi danno molto fastidio. Perchè la nostra dirigenza ha perso di vista la nozione di interesse generale. Perchè l'Italia ha bisogno di aprire un nuovo ciclo con nuovi interpreti.  E il modo in cui la vicenda della regionali è stata ed è gestita mi sembra non faccia che dimostrarlo.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 18 Gennaio 2010 00:36)

 

Mio intervento in aula di giovedì 19 novembre sul "decreto Ronchi", ennesima dimostrazione di sciatteria governativa

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