NEL 1994 NEW YORK si preparava ad eleggere il sindaco. I contendenti in gara erano due: il sindaco uscente, IL DEMOCRATICO DINKINS, e lo sfidante, IL REPUBBLICANO GIULIANI. Il pezzo forte della campagna di Giuliani era la lotta alla criminalità. Giuliani sosteneva che I CRIMINI commessi a New York avevano raggiunto LIVELLI INTOLLERABILI, come tutti i cittadini potevano constatare da soli, e come lui sapeva per esperienza diretta, visto che lavorava come RAPPRESENTANTE DELLA PUBBLICA ACCUSA.
Giuliani propose UN’INNOVATIVA STRATEGIA di contenimento del crimine, basato sul concetto di TOLLERANZA ZERO. Cioè PIÙ REPRESSIONE E NESSUN PATTEGGIAMENTO con i criminali, in particolare se recidivi.
Alla fine della campagna elettorale, GIULIANI FU ELETTO SINDACO. IL NUMERO DI CRIMINI DIMINUÌ durante gli anni del suo mandato e cinque anni dopo GIULIANI FU RICONFERMATO SINDACO.
Bella storia. Somiglia molto a una uguale CHE CI HANNO PROPINATO anche in Italia i rappresentanti delle destre che ci affliggono.
Solo che questa storia è basata su TRE MACROSCOPICHE FALSITÀ.
LA PRIMA: NON È VERO che gli indici di criminalità avessero raggiunto UN PICCO PRIMA dell’elezione a sindaco di Giuliani. A NEW YORK tutti i reati stavano subendo UN CALO COSTANTE DA CINQUE ANNI prima che Giuliani venisse eletto, CONTINUARONO A CALARE mentre lui era in carica e CALARONO ANCHE DOPO che lui lasciò il municipio.
SECONDA BALLA: non era vero che la cosiddetta TOLLERANZA ZERO servisse a far diminuire i reati.
TERZA OVVIA BUGIA: non c’era ALCUN MERITO di Giuliani nella diminuzione dei reati.
LE RAGIONI REALI del fenomeno sono state analizzate da economisti, statistici e sociologi e NON DIPENDEVANO AFFATTO dall’azione di Giuliani. Eppure il sindaco repubblicano di New York conquistò due mandati grazie a TRE ELEMENTI TAROCCATI.
Prima diede una RAPPRESENTAZIONE FALSATA DELLA REALTÀ, poi propose UN RIMEDIO CHE NON SERVIVA A NIENTE ma faceva presa sul modo di ragionare della MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE, infine si attribuì il merito di risultati che NON DIPENDEVANO DA LUI.
Costruì una vittoria politica importante su un buon RACCONTO DELLA REALTÀ, dal suo punto di vista, che fece presa sul suo elettorato.
Perché vi ho raccontato questa storia? Perché noi siamo messi, circa, come il sindaco perdente, Dinkins.
Non dico che dobbiamo imitare IL COMPORTAMENTO DISINVOLTO della destra che fa del marketing politico quasi la sua UNICA ARMA. Però, magari, è il caso che IMPARIAMO A RACCONTARE LA REALTÀ in modo efficace dal nostro punto di vista.
Ho letto da poco l’ennesimo sondaggio molto sconsolante per il Pd. Mentre BERLUSCONI E IL SUO PARTITO SONO AL MINIMO STORICO, noi siamo intorno al 27 per cento. Cioè mentre imperversa LA CRISI PEGGIORE, affrontata dal governo Berlusconi NEL MODO PEGGIORE, il partito più importante dell’opposizione invece di aumentare i suoi consensi li vede diminuire. E, la cosa più deprimente è che il motivo per cui tutto questo accade è semplice. Semplicissimo.
Noi non abbiamo mai IL RACCONTO GIUSTO da proporre agli elettori.
Noi siamo bravissimi a fare analisi, usando LINGUAGGI UNIVERSITARI, TECNICI e approfonditi che NON FANNO ALCUNA PRESA sulla stragrande maggioranza degli elettori.
Noi proponiamo VECCHIE ANALISI, VECCHIE PAROLE, e le facciamo pronunciare da VECCHIE FACCE. Per fare un esempio, sulla crisi attuale noi abbiamo aspettato sin troppo per avanzare al nostro governo, in nome di tutti gli italiani, una domanda banale: Caro Silvio, caro Giulio, avete finito di PRENDERCI IN GIRO?
Volete continuare per molto a dire che diminuirete le tasse, quando LE AVETE AUMENTATE E CONTINUATE A FARLO?
Volete smetterla di dichiararvi federalisti e leghisti, quando AVETE TAGLIATO I FONDI sempre e solo a regioni e comuni? Volete piantarla di dire che taglierete gli sprechi? Quello che fate, invece, è tagliare la spesa delle AMMINISTRAZIONI VIRTUOSE, regionali, comunali o federaliste che siano, per alimentare gli sprechi della vostra INEFFICIENTISSIMA, CENTRALISSIMA, MACCHINA STATALE.
Quello che fate voi è TAGLIARE AI VIRTUOSI senza riempire il buco nei conti pubblici. QUELLO CHE FATE VOI è tagliare senza diminuire il debito il che ci condanna a nuovi pesantissimi tagli.
Caro ministro Tremonti, la esorto a smettere di raccontarci favole sulla crisi mondiale.
In quasi dieci anni di governo lei si è rivelato bravissimo, un vero campione, IN UNA COSA SOLA: ATTRIBUIRE AGLI ALTRI LA COLPA DELLA SUA INCAPACITÀ.
Il suo ministero è stato afflitto dalla crisi del 2001, dovuta alla Enron, poi da quella legata all’attacco delle torri gemelle, poi da quella successiva legata alla guerra in Iraq, poi da quella di borsa del 2008, peraltro da lei considerata fino all’altro ieri di nessun effetto per i nostri conti. Dopo tanta lungimiranza, adesso lei si rifugia dietro la crisi greca. Be’, diciamo la verità: o lei è molto sfortunato, OPPURE È UN INCAPACE o PIU’ PROBABILMENTE, entrambe le cose.
In tutti i casi, DELLE SUE RICETTE DELLA NONNA CONTRABBANDATE PER GRANDE ECONOMIA, l’Italia non sa che farsene.
Però, ribadisco, se un personaggio improponibile come lei imperversa sui media italiani SPACCIANDOSI PER UN ECONOMISTA, la colpa è stata anche nostra. Dovevamo dire immediatamente che QUESTA MANOVRA FA SCHIFO.
Io penso, molto semplicemente, che questa manovra SIA SBAGLIATA DALL’INIZIO ALLA FINE e sia un chiaro segno della pochezza politica della destra.
E aggiungo che noi non dovremmo farci coinvolgere in discussioni surreali tutte le volte che il governo rifila una fregatura agli italiani.
Io penso che LASCIARSI INFINOCCHIARE DA TREMONTI E BERLUSCONI intorno a discussioni amene sulla libertà d’impresa sia sciocco e fuorviante. Gli italiani vogliono che si parli dei LORO PROBLEMI URGENTI e non di teoria astratta intorno a principi costituzionali. Discutere ADESSO di libertà d’impresa è UN NON PROBLEMA, L’ENNESIMO FAVORE a una destra ansiosa di parlare d’altro.
Sono profondamente convinto che in questo momento storico per l’Italia dobbiamo riuscire a imporre IL NOSTRO RACCONTO della realtà e a mettere in crisi quello della destra. Dobbiamo riuscire a indicare i punti di sofferenza della società, PROPORRE RIMEDI PRATICI E POCO IDEOLOGICI, evidenziare il dilettantismo dell’azione economica del governo Berlusconi e i danni che produce. Dire chiaramente come pensiamo di fare per evitarli.
UN LAVORO DIFFICILE per il quale, però, siamo PERFETTAMENTE ATTREZZATI.
Basta VOLERLO fare.
RENDENDOSI CONTO che questo lavoro non può essere affidato a chi propone VISIONI SUPERATE, usando PAROLE ANTICHE pronunciate da FACCE CONSUMATE NELLE BATTAGLIE DEL PASSATO. E mi riferisco a Berlusconi e molti dei suoi principali ministri, come Tremonti, ma anche a tanti uomini e donne del Pd che in questo ultimo anno si SONO ALLONTANATI DALLA REALTÀ.
FACCE CHE IN UN ANNO SONO INVECCHIATE DI QUINDICI, per il semplice fatto che sono rimaste ancorate a vecchi schemi politici, buoni per il ventesimo secolo, non certo per la velocità dei problemi di oggi.
FACCE CHE SONO APPASSITE semplicemente rimanendo ferme mentre intorno a loro tutto viaggia a velocità crescente.
Troppo facile addossare tutte le cause dei mali dell’Italia a Berlusconi. Se il centrosinistra fosse stata all’altezza, oggi non sarebbe all’opposizione.
IL NOSTRO RACCONTO dell’Italia, il racconto che io vi propongo è chiaro. Siamo UN PAESE IN DIFFICOLTÀ, CHE CRESCE CON FATICA E HA UN DEBITO PESANTE. Però ABBIAMO LE RISORSE, L’INTELLIGENZA E LA VOLONTÀ PER SUPERARE ogni crisi, compresa questa.
A patto di CONDIVIDERE UNA VISIONE. A patto di credere che possiamo liberarci dal debito COSTRUENDO UN PAESE PIÙ GIUSTO, che funziona meglio, che RICONOSCE I DIRITTI INVECE DI CONCEDERE FAVORI, che chiede a tutti il meglio di quello che possono dare.
Siamo un paese che PUÒ RISOLLEVARSI FACILMENTE se crede nelle sue capacità, se raccoglie le forze, SE PREMIA I MIGLIORI, se riconosce i meriti, se gratifica le persone di buona volontà.
SIAMO UN PAESE che può crescere più degli altri se invece di affidarsi alla furbizia comincia A PUNTARE SULL’ECCELLENZA.
Se fa EMERGERE LA SUA ECONOMIA IN NERO SENZA AUMENTARE le tasse. La NOSTRA MANOVRA ECONOMICA, la manovra economica del centrosinistra deve essere una manovra in cui AGLI APPARATI STATALI SI CHIEDE EFFICIENZA, a cominciare dalla lotta all’evasione fiscale, mentre AGLI ENTI LOCALI SI CHIEDE RESPONSABILITÀ, a cominciare dai pareggi di bilancio, e AI CONTRIBUENTI NON SI CHIEDE UN SOLO EURO in più.
Invece L’ITALIA DI SILVIO E GIULIO, è un paese in cui SI AUMENTANO LE TASSE E SI CIANCIA di non mettere le mani in tasca agli italiani, si PREDICA IL FEDERALISMO E SI TAGLIANO FONDI A COMUNI e regioni, si proclama il principio di responsabilità e si danno SOLDI SOTTOBANCO AI COMUNI AMICI BANCAROTTIERI come Catania, si taglia l’istruzione, cioè il futuro dei nostri figli, e gli si prospetta un domani da faccendieri o veline.
Abbiamo un ministro come CALDEROLI, UN BARZELLETTIERE ARROGANTE almeno quanto il premier, che SI INVENTA LE TASSE SUI PREMI DELLA NAZIONALE DI CALCIO.
Veramente, ABBIAMO UN GOVERNO, quello sì, DA BARZELLETTA, e noi continuiamo a lanciare ponti per un dialogo CHE NON SERVE A NIENTE. NON SERVE al Pd e, soprattutto, non serve al paese.
L’ultimo esempio è di questi giorni.
Il decreto sulle INTERCETTAZIONI, CON UN DIBATTITO PERENNEMENTE INQUINATO dagli interessi personali del premier. Conviene dirlo con la dovuta fermezza: sì, ESISTONO PROBLEMI NELLA GIUSTIZIA ITALIANA, anche se non rappresentano il tema più importante dell’agenda politica. Il tema PIÙ IMPORTANTE, DRAMMATICO, È L’ECONOMIA.
E in mezzo al disastro che si abbatte sugli italiani SU COSA SI CONCENTRANO GLI SFORZI DEL GOVERNO?
SULLE INTERCETTAZIONI. C’è un problema di PRIVACY? SENZ’ALTRO ma nella situazione attuale, con il mastodontico conflitto d’interessi di Berlusconi in materia, qualsiasi proposta di DIALOGO SULLA GIUSTIZIA È IRRICEVIBILE.
Finché la richiesta di dialogo arriva da uno come Berlusconi, CIOÈ DA UNO A CUI NON FREGA NIENTE né della privacy degli italiani né del diritto, noi non dobbiamo entrare neanche nel merito. Quando il macigno del conflitto di interessi del premier sarà rimosso, ALLORA POTREMO DISCUTERE di tutto. Così come stanno le cose adesso, farlo sarebbe inutile, dannoso e funzionale alle necessità della destra di COPRIRE LE LEGGI PORCATA mascherandosi dietro il nostro coinvolgimento.
Questo ennesimo tentativo di Berlusconi di agire sulle procure e sulle intercettazioni, cioè di censurare il racconto della realtà, ci dice anche dov’è la sua debolezza. Si rende conto che la sua visione dell’Italia e il suo racconto dell’Italia adesso fanno acqua e cerca di tamponare le falle come può.
Mentre ci accusa di essere giustizialisti, Silvio cosa fa? USA OGNI SPIFFERO D’INCHIESTA CONTRO DI NOI, alimenta le procure con le veline dei suoi giornali e delle sue tv, monta polveroni mediatici. E allo stesso tempo, SI LAMENTA DELLA GOGNA a cui lo sottopongono le procure che indagano sui suoi ministri. Dietro la maschera del garantismo, c’è l’editore disposto A CAVALCARE OGNI MINIMO SOSPETTO, PURCHÉ RIGUARDI I SUOI AVVERSARI POLITICI.
Mentre noi viviamo nel terrore di essere etichettati come il partito del tassa e spendi, SILVIO CHE FA? TAGLIA, TASSA E SPENDE in una botta sola. Io credo che dovremmo essere molto meno timidi nel rivendicare la necessità di nuove tasse, SE SONO GIUSTE.
Voglio chiedere al partito e agli elettori: è più ingiusta una TASSA SUL LAVORO O UNA TASSA SUL GIOCO D’AZZARDO IN BORSA?
Perché oggi siamo arrivati a questo paradosso: CHI SPECULA sui mercati finanziari, cercando di mandare in fallimento gli stati nazionali, giocando al ribasso sull’euro e mettendo in difficoltà milioni di persone PAGA MENO TASSE SUI PROFITTI DI QUESTO GIOCO IMMORALE di quante ne paghino un operaio o un impiegato sul loro stipendio.
CHI MANDA IN ROVINA l’economia mondiale, con la benedizione di Tremonti che DEPLORA IN PUBBLICO SENZA FARE UN TUBO IN PRATICA, è premiato dal fisco.
Chi invece TIENE IN PIEDI L’ECONOMIA MONDIALE CON IL SUO LAVORO è penalizzato dal fisco prima ancora che un solo euro gli entri in tasca.
Il turbo-capitalismo ha rischiato di trasformare il mondo in un gigantesco casinò. Oggi non si tratta di salvare il capitalismo – si salva da solo – né di rifondarlo - ma di salvarlo dalle destre neo-riconvertite allo statalismo per collocare al centro la persona, cioè il lavoro e la produzione reale.
Sono convinto che un governo di centrosinistra POSSA FARE MOLTO per cambiare le cose.
Noi NON DOBBIAMO aumentare le tasse. Le HA GIÀ AUMENTATE BERLUSCONI in una misura intollerabile per il sistema Italia.
NOI DOBBIAMO CAMBIARE LE TASSE.
Noi dobbiamo RENDERLE PIÙ GIUSTE. Noi NON DOBBIAMO AUMENTARE le aliquote fiscali, ma RENDERE TRASPARENTI i pagamenti. Noi non dobbiamo inseguire entrate fiscali su REDDITI PRESUNTI, ma far pagare sui REDDITI REALI. E per riuscirci dobbiamo METTERE LA MACCHINA AMMINISTRATIVA IN GRADO di fare bene il suo lavoro.
Il punto è semplice: NOI ABBIAMO L’OBBLIGO di diffondere la nostra visione della realtà e del Paese, e abbiamo IL DOVERE DI ACCOMPAGNARE QUESTA VISIONE CON IL RACCONTO GIUSTO da condividere con i cittadini. Perché SE NON CI RIUSCIAMO IL CONTO SARÀ INSOPPORTABILE per l’Italia.
Rischiamo di trovarci un paese BRUCIATO DALLE TASSE INGIUSTE del berlusconismo, dai TAGLI INDISTINTI DEL TREMONTISMO e DAL FEDERALISMO IN PERDITA della Lega. Un paese a pezzi, che NESSUN EGOISMO PARTICOLARE RIUSCIRÀ A TENERE INSIEME.
Facciamo una politica che sia europea, in Italia, e non una politica romano-centrica e sempre troppo distratta su quanto accade in Europa.
Abbiamo bisogno di una svolta liberale e sociale, per ammodernare l’Italia e lottare contro le troppe corporazioni e i troppi conflitti di interesse.
Dobbiamo liberare le migliore risorse tra i nostri giovani, superando il mito dell’esperienza, per cui qualsiasi promozione in Italia è unicamente basata sull’anzianità, e la retorica della pazienza, che lascia ai margini del mondo del lavoro, dell’impresa, della politica tanti giovani sino a quarant’anni e oltre.
Ma certo, questo sforzo di raccontare e disegnare un’altra Italia non possiamo chiederlo a una classe dirigente del centrosinistra che si dimostra ogni giorno di più INADATTA A LEGGERE IL PRESENTE.
Mentre siamo nel mezzo della peggiore crisi economica degli ultimi sessant’anni i nostri dirigenti, nell’ultimo mese, si sono DILETTATI A CERCARE DI RISCRIVERE LA STORIA del 1990, delle stragi del ’92 e ’93, a parlare di mancato colpo di stato, a SUGGERIRE che forze politiche importanti siano nate grazie alle bombe della mafia, a DISCETTARE DI MASSONERIA e affiliazioni, DI ANIMA CATTOLICA CHE DEVE AVERE IL GIUSTO RICONOSCIMENTO all’interno del Pd e altri temi assortiti. Tutti argomenti forti, NEL VENTESIMO SECOLO. Peccato che quel secolo, con le sue ideologie e i suoi rappresentanti, SIA GIÀ FINITO DA UN DECENNIO.
Compiamo un atto di coraggio.
Entriamo nel XXI secolo.
L’Italia di Berlusconi appare ogni giorno di più un paese rassegnato, senza capacità di indignazione.
Siamo finiti nella melma. E tanti sono scoraggiati.
Reagiamo. Riprendiamo vitalità.
Apriamo un nuovo ciclo.
Dobbiamo avviarlo ora. Per noi, non c’è il “più tardi”.
Ora, insieme. Perché questo “più tardi” non esiste, è privo di senso.
Questo vuol dire essere “contemporanei”.
Arrivare cioè puntuali ad un appuntamento che non possiamo mancare.
Lo disse JFK nel luglio del 1960: “oggi il nostro impegno deve essere rivolto al futuro perché il mondo sta cambiando. La vecchia epoca è finita. Le vecchia strade non ci sono più”.
Sono le ragioni del ricambio. Oggi come allora, occorrono “giovani che non sono prigionieri delle vecchie paure e dei vecchi odi, che si possono lasciare alle spalle i vecchi slogan, le vecchie delusioni, i vecchi sospetti”.
L’Italia è vecchia, sprofondata nell’iperindividualismo, in un narcisismo che ci rende, come cittadini, ormai invisibili.
Lo vediamo nella scuola, lo vediamo ancora di più nel mondo del lavoro.
Lo vediamo nella politica, che non è più lotta per il cambiamento, ma per la realizzazione di se stessi.
Se non usciamo da questa melma, la vittoria del Berlusconismo sarà completa, sopravviverà a Silvio.
Prima parlavo di New York e di Giuliani.
Ma siamo in Toscana. Pensiamo alRoma e Venezia di Macchiavelli.
Roma forte delle sue istituzioni.
Venezia della sua decadenza.
Da una parte, uguaglianza nell’accesso agli incarichi pubblici, efficace gestione delle divergenze.
Dall’altra una repubblica oligarchica e ingiusta, dove una piccola casta ha tutti i poteri e le divergenze generano conflitti.
Roma in Italia è morta da tempo. Venezia domina.
I nostri dogi oggi portano altri nomi, ma agiscono allo stesso modo.
E le false politiche “di rottura” sbancano per completare la distruzione della democrazia e della repubblica.
Primo: usciamo dall’individualismo.
Nella mediacrazie come l’Italia la tentazione è forte di vedere degli istrioni, a destra e a sinistra, monopolizzare TUTTA LA SCENA.
Secondo: usciamo dall’antipolitica, che non è rivoluzionaria ma reazionaria, è risentimento senza alternativa.
Terzo: ritroviamo coraggio.
Partiamo dalla responsabilità delle persone, riconosciamo che è sulle gambe delle persone e non attraverso le leggi che i veri cambiamenti viaggiano.
Trovare coraggio significa mettersi insieme per uscire dalla melma, per organizzare il nostro rifiuto collettivo, per arrestare il degrado sociale e l’erosione della cittadinanza.
Ciò richiede tempo. Il tutto non si risolve in un discorso, in un dibattito televisivo, in una manifestazione, anche se riuscita come quella di stamattina al Palalottomatica.
E’ l’importanza della partecipazione pubblica e democratica, del dibattito in tutte le dimensioni della sfera pubblica.
“Vota e poi battiti”.
Non siamo tranquilli perché non siamo sovrani limitandoci a votare.
Votare non basta. Occorre partecipare.
E la politica deve assicurare che il voto sia “consapevole”.
La consapevolezza richiede libertà di informarsi: con la stampa, con la parola, con la discussione.
Perchè solo l’informazione e la consapevolezza garantiscono che tutti possano veramente “pesare” nel dibattito pubblico. Solo la consapevolezza garantisce il pluralismo.
Oggi la politica, i partiti, da soli, non possono più cambiare la società. Se la politica non può più “tutto”, è però “dappertutto”.
E’ chiamata a fare arbitrati, a risolvere problemi.
Non dobbiamo più allora presentare “nuove utopie”.
Il muro di Berlino è crollato venti anni fa.
Dobbiamo dimostrare la capacità di proporre soluzioni valide ai problemi immediati e anticipare quelli che, ineluttabili, sappiamo che sorgeranno.
Un partito politico non può pretendere di cambiare da solo la società.
Un partito politico è parte di una dinamica di cambiamento molto più grande.
Il partito oggi deve alimentare quella dinamica, la deve incoraggiare, organizzare senza pretendere di comandarla. La deve orientare in un nuovo progetto politico.
Una politica allora non più imposta dall’alto, una politica orizzontale, che interagisce in rete con tutti gli attori del cambiamento nella società.
All’individualismo rispondiamo con una politica che permetta a ciascuno di autorealizzarsi.
Una politica che organizzi una risposta collettiva.
E’ quanto ci chiedono quei milioni di giovani – il doppio in Italia rispetto alla media europea – che oggi non studiano più, non possono formarsi né trovano lavoro.
E’ quello che ci chiedono tante donne italiane che ancora devono rinunciare ad una carriera o ad un lavoro.
Allora facciamo una cosa semplice: INSIEME, Permettiamo a ciascuno di diventare ciò che è!