Intervento Aula - Finanziaria 2010
Presidente, onorevoli colleghi,
questo provvedimento non fa alcuna scelta strategica di medio – lungo periodo su come riorientare il sistema economico italiano dopo la crisi. E’ un provvedimento che ignora il presenta e non si ricorda del futuro come economia verde, banda larga, ricerca pubblica. Non guarda al lungo periodo, è infarcito con misure una tantum che non avranno alcun impatto reale o che sono estranee ad una legge di bilancio.
Io mi soffermo su due punti: le modalità con le quali il Governo ha deciso di affrontare la crisi economica e le riduzioni degli stanziamenti destinati alle politiche comunitarie .
Il Governo afferma di aver organizzato la politica economica su tre linee fondamentali: la finanza pubblica, la tenuta della struttura sociale, il credito alle imprese.
Vorrei brevemente commentare alcune di queste misure.
La finanza pubblica.
Non avevate previsto la crisi al di là di quanto continuano a dire Tremonti e il relatore Corsaro. Non avete previsto nulla per la crisi. Anche in assenza di veri interventi, il debito sta tornando ai livelli dei primi anni ’90. I conti peggiorano, la vita degli italiani pure.
La tenuta della struttura sociale. disoccupazione in aumento 8%
Se calcolassimo anche il milione di lavoratori in Cassa integrazione la disoccupazione sarebbe al 10%. Il tutto a carico del contribuente mentre non volete abbassare veramente le tasse sul lavoro per la maggior parte dei lavoratori. E non prevedete nulla per quel mezzo milione di persone che il lavoro lo ha già perso.
Il credito alle imprese.
Secondo Tremonti “gli interventi del Governo italiano sono assolutamente in linea in valore assoluto con quelli fatti dagli altri Paesi.” Ma i dati di crescita parlano chiaro. Le imprese, pressate dalla crisi, chiedono certezze.
Il credito alle imprese non è stato adeguatamente sostenuto. Non c’è nulla per i crediti né nulla per i debiti!
Oggi il ritardo nei pagamenti alle imprese dal parte della PA alle aziende è di 138 giorni contro i 30 richiesti dall’Unione europea. Peggio di noi fa solo il Portogallo. Come giustificate alle imprese questo ritardo? Come giustificate ai contribuenti gli interessi e le sanzioni che dovrete pagare su questo ritardo? Da dove prenderete le risorse? Anziché tentare di risolvere ritardi su cui dovremo pagare compensazioni pari al 5% della somma dovuta, oltre agli interessi per il ritardo, mandate documenti a Bruxelles cercando di annacquare o ritardare le nuove direttive a tutela delle PMI.
A proposito di Europa, con questa finanziaria avete deciso di tagliare il Fondo di rotazione per le politiche comunitarie per un miliardo e cinquecento milioni di euro: quel fondo ha un ruolo strategico in ordine agli obiettivi della convergenza, della competitività regionale e dell'occupazione, nonché in relazione alla cooperazione territoriale europea. Con questa riduzione state togliendo al nostro paese - tenendo conto dei possibili confinanziamenti comunitari - un potenziale di circa sei miliardi di euro di risorse che non potranno più essere utilizzate in Italia per progetti di investimento. E’ cosi che intendete risollevare il nostro paese?
Basta leggere la stampa internazionale di oggi per preoccuparsi ancora di più. Ieri il Governo giapponese ha annunciato un piano di stimolo economico pari a 7 MLD di Yen, Angela Merkel si prepara a far adottare un pacchetto di diminuzione delle tasse pari a 8 MLD di euro.
Il Ministro Tremonti –invece - con l’entusiasmo e l’approssimazione del neofita è diventato più realista del re, più rigorista dei rigoristi. Non poteva scegliere momento peggiore per questa sua conversione fuori tempo massimo. Ciò sta provocando gravi danni al paese. Né gli servirà per presiedere l’eurogruppo (rimarrà Juncker, l’ennesima sconfitta per l’Italia – complimenti – una vittoria dietro l’altra!) un perfetto gioco a somma negativa sulla testa e nelle tasche degli italiani.
Ci aspettavamo e volevamo dal Governo maggiore attenzione alla realtà sociale del nostro paese con maggiori interventi in favore dello sviluppo. Ci aspettavamo, quanto meno, un’analisi più attenta della situazione economica reale del paese, del crescente disagio sociale. Ci aspettavamo, come milioni di italiani, soluzioni. E molto probabilmente avremo invece l’ennesima scappatoia, il voto di fiducia, su un provvedimento del tutto insufficiente.
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