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“Morale” controcorrente? Alcune riflessioni su giustizia e politica

Il rapporto tra politica e giustizia è un nodo ancora irrisolto.

Troppi in questi ultimi tempi per comodità e conformismo parlano di questione morale, confondendola però con un moralismo strisciante, che fa il paio con l’ andazzo populistico ed intimamente antidemocratico ed illiberale  cui ci stiamo pericolosamente abituando.

L’Europa, che così spesso invochiamo,  richiama sistematicamente l’Italia per le tante, troppe violazioni di diritti umani, civili e di cittadinanza, connesse non sempre e necessariamente all’azione di un governo e di un Parlamento che hanno perso il senso dell’interesse generale, ma anche alle condizioni con cui viene esercitato il potere giudiziario, alla lunghezza dei tempi processuali, alle invasioni di campo del potere giudiziario nell’agone politico-istituzionale.

Il clima fintamente rivoluzionario determinatosi nell’ultimo ventennio, in conseguenza della crisi della cosiddetta prima repubblica, ha indebolito pericolosamente l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato, e sopra tutto ha creato un corto circuito tra azione giudiziaria e rappresentanza politica, e quindi, in ultima analisi, tra potere costituito ( spesso in forma corporativa) e democrazia.

L’anomalia costituita dall’attuale Presidente del Consiglio, dal suo conflitto di interessi, dalle sue vicende giudiziarie, dalla sua protervia che paralizza politica e giustizia italiana non può giustificare l’abbandono di quella cultura delle garanzie e dell’equilibrio dei poteri che sono fonte costitutiva del riformismo italiano ed europeo, e più profondamente la stessa idea di democrazia dei padri costituenti, come spesso e motivatamente ci ricorda il Presidente della Repubblica.

Se qualcuno pensa che la Politica debba essere posta sotto tutela ( o, peggio, sotto ricatto) , sappia che il passo verso lo svuotamento sostanziale e definitivo del regime democratico sarà conseguente ed immediato.

Sono troppe le coincidenze che nelle ultime settimane ( anzi negli ultimi mesi ed anni) si sono determinate, lasciando prima attoniti, poi dubbiosi.

La risposta che la Politica , e quindi le istituzioni rappresentative , devono dare deve essere alta, di sistema, certo  non corporativa ma nemmeno banalmente e conformisticamente rinunciataria.

Si metta in campo una azione concreta volta a dare definitiva attuazione al principio di responsabilità civile dei magistrati, chiesto a gran voce , con un referendum storico, dai cittadini di questo paese.

Non dimentico che Enzo Tortora é stato massacrato dalla superficialità ( accertata giudiziariamente) di un magistrato ed il suo “massacratore” abbia fatto carriera, senza aver dovuto dare conto in  alcun modo e ad alcuno della sua condotta professionalmente indecente.

E sono tanti i casi Tortora, spesso frutto di quella certezza di impunità ed irresponsabilità, che costituisce il controsenso più macroscopico in una democrazia fondata sull’equilibrio tra potere e responsabilità. E spesso con la notorietà che si acquista con inchieste non sempre fondate si finisce al parlamento nazionale o europeo…

La “questione morale” è una questione centrale, ma che viene prima della politica; è un prerequisito essenziale.  Non diventi allora un feticcio buono per giustificare l’assenza di proposta politica e di capacità di dialogare con la società.Troppo facilmente – per inespresso e malcelato istinto moralistico – molti tra noi , dinanzi ad una inchiesta trovano più semplice rimuovere o condannare anticipatamente, tradendo così lo spirito più profondo dello stato di diritto, che impone alla magistratura inquirente di accertare le accuse e ricercare le prove, anche a favore del soggetto indagato, riservando al magistrato giudicante la valutazione delle prove ed eventualmente condannare.Io invito il PD a rispettare la magistratura, e la sua funzione, ma anche a rispettare il cittadino, che ha tutto il diritto di vedere affermata la sua estraneità ai fatti contestati.La democrazia vive di un delicato equilibrio tra potere e rappresentanza. La democrazia liberale , ancora più avanzata e complessa, introduce quali variabili indipendenti ed irrinunciabili la libertà , la responsabilità, la tutela delle minoranze.Riuscire a far vivere, rinnovato e vivificato, questo spirito, significa svolgere il nostro compito di riformisti.
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