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PRONUNCIATO IERI ALLA CAMERA ALLA PRESENTAZIONE DEL RAPPORTO DEL PROF. MONTI

Se oggi facessimo una ricerca incrociata su Google con le parole Europa e crisi troveremmo una serie infinita di voci e documenti.

La più grande Storia di successo del nostro tempo è oggi quasi automaticamente associata con la parola crisi. Molti anche in Italia si dilettano e si sforzano di fare apparire l’Europa come un’idea perdente.

E’ un atteggiamento nichilista, irresponsabile e perdente.

Oggi l’Europa invece  appare quanto mai necessaria.

Rimane il nostro unico punto di riferimento politico per rispondere alla crisi, dare una speranza alle nuove generazioni, costruire il nostro futuro.

Non sempre perché le decisioni dell’Unione siano sempre le “migliori”, ma perché la stessa crisi ci ha dimostrato che alcune decisioni sono “possibili” solamente a livello europeo.

Per le medesimi e opposte ragioni l’Unione non va fatta laddove non è necessaria.

Allora dobbiamo scuoterci! Oggi gli Stati e i popoli europei hanno paura, sono ripiegati su sé stessi, hanno perso fiducia nelle loro forze e per il mondo esterno.

Ma oggi l’Europa appare anche quanto mai incompleta.

Il più grande errore che potremmo compiere è quello di considerare l’Europa cosa fatta, mentre fatta non è.

Il professor Monti, nel suo rapporto,  prova molto bene il costo della non Europa che stiamo pagando tutti.

L’Europa non è pronta per il mondo di oggi e di domani. Non lo è perché non ha ancora attuato i suoi obiettivi, né di mercato unico, né di unione economica, né di unione “tout court”, cioè politica.

In campo sociale, l’Unione è ancora in gran parte “virtuale”, quindi non esiste, non è unione.

Ed è invece fondamentale realizzare gli obiettivi comuni per ritrovare, come europei, la fiducia di poter contare.

Per farlo, l’Europa deve tornare ai suoi fondamentali:

-        la cooperazione, che rafforza;

-        la solidarietà, che unisce

-        la competizione, che stimola.

E ribadire le scelte dell’apertura e del mercato.

Le frontiere aperte, la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali, sono un bene collettivo da difendere e sviluppare. Lo sono in particolare per noi italiani che tanti benefici abbiamo già tratto e potremo trarre dal mercato unico. Pensiamo all’economia verde, al mercato dei servizi o a quello digitale.

Sono gli elementi che emergono chiaramente come filo rosso del rapporto del professor Monti.

Se non completiamo il mercato unico, l’Europa piomberà in uno scenario di  stagnazione economica “alla giapponese”.

Dobbiamo allora finire il lavoro iniziato 25 anni fa.

Dobbiamo  passare dall’Europa della poesia – e della retorica – all’Europa della prosa – e della pratica, delle decisioni concrete e tangibili per i cittadini e per le imprese. Un ottimo esempio di Europa concreta è quella che elimina la doppia tassa di immatricolazione.

Ciò richiede coraggio e un’assunzione di responsabilità collettiva da parte di tutte le forze europee più responsabili, a destra e a sinistra, per realizzare nuove convergenze economiche e sociali,  per evitare dumping sociale, per garantire crescita e competitività.

Finire il lavoro iniziato nel 1985, in un’Europa che nel frattempo è molto cambiata,  vuol dire quindi rafforzare la dimensione sociale, la cooperazione economica e fiscale e la vita democratica, prevista dal trattato di Lisbona.

Non ci può essere infatti mercato unico senza politica economica comune; non ci può essere Europa sociale  senza  democrazia sovranazionale.

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